Ristoranti riaperti, si torna a sperare: «Che bello mangiare fuori, ma con questi divieti vince l'apericena​​»

Martedì 27 Aprile 2021 di Francesca Pasquali
Ristoranti riaperti, si torna a sperare: «Che bello mangiare fuori, ma con questi divieti vince l'apericena »

FERMO - C’è chi ha festeggiato l’anniversario di matrimonio e chi il compleanno. Chi ha staccato mezz’ora da lavoro e chi ne ha approfittato per ricaricare le pile prima di reimmergersi nel corso di formazione che sta seguendo. Sono tornati ad animarsi i ristoranti del centro, all’ora di pranzo del primo giorno “giallo”.

 

Anche se non proprio come ci si sarebbe aspettati. Il tempo incerto, dopo il caldo di domenica, ha giocato un brutto scherzo alle riaperture. Mettici che era lunedì, che già in tempi normali è un giorno di quelli tranquilli, e si spiega perché di tavoli occupati, ieri, non ce n’erano tantissimi.


I dubbi
Ma la differenza l’ha fatta il dover stare per forza all’aperto. E infatti, a inizio febbraio, alla riapertura precedente, quando si poteva mangiare anche al chiuso, i locali erano quasi tutti pieni. Ed era lunedì pure quella volta. Ripartenza lenta, quindi, ma pur sempre ripartenza. «Un altro passo verso il ritorno alla normalità. Anche poter prendere l’auto per andare in un altro Comune e mangiare fuori è una piccola conquista», dice una coppia seduta sotto il gazebo del ristorante Emilio.


Il centro
In piazza del Popolo, a pranzo, di gente ce n’è pochina. Sotto il loggiato di San Rocco, due giovani brindano al loro anniversario di matrimonio. «Abbiamo approfittato per festeggiare. Non è la prima volta che chiudono i ristoranti – dicono –, ma, ogni volta, ci rendiamo conto di quanto ci mancano. È una di quelle cose che dai per scontata e ti accorgi che è importante solo quando non puoi più farla. Speriamo che stavolta le riaperture durino». A un tavolino del giardinetto di Capolinea, mamma e figlia sono arrivate al caffè. Il pranzo fuori non l’avevano programmato. «È capitato e ce lo godiamo», fanno. La figlia gestisce un bar e sa bene che significa l’alternarsi di aperture e chiusure che va avanti da più di un anno. «Se non allentano le restrizioni, in tanti rischiamo di chiudere», spiega. Le restrizioni, appunto. Quelle sale apparecchiate che, almeno per un altro mese, resteranno vuote e che tanto fanno arrabbiare i ristoratori.


Il plexiglass
«Li hanno fatti mettere in regola col plexiglass e tutto il resto e poi hanno deciso che non bastava», dice una donna a pranzo sulla terrazza del Gran Caffè Belli. A tavola sono in cinque e discutono delle «riaperture a metà». «Far lavorare solo chi ha uno spazio all’aperto è scorretto. Crea un tutto contro tutti che non aiuta nessuno», pungola un’altra donna. «Perché queste regole non valgono per gli autogrill?», si chiede l’uomo che è con loro. Tutti d’accordo sul coprifuoco «da abolire». «Toglie la voglia di andare a cena fuori», dice un ragazzo seduto sotto il porticato della Locanda del Palio, in piazzale Azzolino. È al tavolo da solo. Di fianco, su un altro tavolo, mangiano due sue amiche. «Per capire che non è una situazione normale, basta vedere come siamo seduti», fa il giovane. «A cena fuori? Coprifuoco e temperature non invogliano. Aspetterò», aggiunge. E non sarà l’unico. Le prenotazioni per cena latitano. Parecchi locali resteranno aperti solo a pranzo. Per tirare fino alle 22, aspetteranno il weekend.


Il fenomeno
Ma di pomeriggio, e non solo a Fermo, il quadro cambia. Il centro si anima e lo stesso avviene a Porto Sant’Elpidio e Porto San Giorgio. L’aperitivo, sempre più apericena, smuove i giovani. I tavoli all’aperto si riempiono. Dai locali, i bicchieri escono pieni e rientrano vuoti. C’è euforia nell’aria. Voglia di normalità e di recuperare il tempo perso.

 

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