Il sindaco Massimiliano Ciarpella: «Calcio e bici che passioni. Il mio mito? Van Basten»

Il sindaco Massimiliano Ciarpella: «Calcio e bici che passioni. Il mio mito? Van Basten»
Il sindaco Massimiliano Ciarpella: «Calcio e bici che passioni. Il mio mito? Van Basten»
di Valentina Berdozzi
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Domenica 10 Dicembre 2023, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 08:49

I ricordi, come le passioni, sono qualcosa di nostro. Totalmente. Si formano affondando le radici in quello che abbiamo vissuto, hanno dietro le nostre emozioni, custodiscono dentro ciò che siamo stati e ciò che eravamo in quel momento. Al loro interno ci si ritrova e, quando ci si rivede, scatta immediato il sorriso, per la tenerezza che i ricordi suscitano, per la genuinità del noi che li ha prodotti, per la spontaneità con cui il meccanismo si innesca, perché basta una scintilla per aprire la porta della memoria e trovarsi immersi in quel mondo che solo all’apparenza è ormai troppo lontano. Un universo fatto di attimi sbiaditi nel tempo ma pur sempre vividi, custoditi gelosamente in un angolo della memoria sempre pronto a riaccendersi e illuminarsi; una miriade di piccoli frangenti tra cui navigare da adulti meravigliandosi di quello che è stato e di come eravamo felici quando eravamo bambini vivaci e curiosi della vita, ragazzi in trepidazione per il futuro o giovani in attesa di trovare il proprio posto nel mondo.

Massimiliano Ciarpella - avvocato e fresco sindaco di Porto Sant’Elpidio - non è più solo quello che è diventato da grande ma è quel bimbo «che amava lo sport e che d’estate è cresciuto tra il mare, la spiaggia e i prati - ammette - con il pallone ai piedi, la voglia di divertirsi, il sogno di giocare a calcio come Marco van Basten e, nel cuore, quel senso di giustizia e di impegno che ha messo sullo stesso piano la carriera forense e la missione da primo cittadino». 


I ricordi


Girovagando tra i ricordi, ciò che è fiorito nel presente appare sotto la spoglia di semi gettati nel terreno fertile di un’infanzia spensierata e una giovinezza vissuta a pieno nella sua Porto Sant’Elpidio. E, tra tutto, balzano all’occhio i germogli di quell’amore per il calcio che - precisa Ciarpella - «è stato sempre qualcosa di mio: non sono figlio d’arte di tifo e passione calcistica, ma è tutta farina del mio sacco. È stato così per la mia fede milanista e pure per la passione per l’Ascoli - puntualizza -. Ricordo ancora la prima volta che misi piede in uno stadio: era il febbraio del 1992 e in campo erano scesi l’Ascoli e la Sampdoria.

Per la squadra di casa quella giornata rappresentò una brutta sconfitta, sancita da una rete degli avversari; per me, invece, fu un pomeriggio a dir poco meraviglioso. Nella memoria è ancora vivido il ricordo dello stadio brulicante di vita, in trepidazione per la partita e le sue sorti; ricordo la vastità della costruzione riempita fino all’orlo di tifosi ed entusiasmo, le canzoni urlate, i cori, la partecipazione e la passionalità di quel pubblico che per novanta minuti soffrì con gli undici in campo. E, in tutto questo, ricordo anche mio padre Mauro, totalmente estraneo alla mia passione per l’Ascoli e, tutto sommato, anche all’universo del calcio: era lì semplicemente per esaudire il sogno di vedere quelli che per me erano mostri sacri giocare dal vivo. Quello stesso profondo desiderio che mi ha accompagnato il giorno in cui, invece, a giocare era il Milan, da sempre la mia squadra del cuore. Della mia carriera di tifoso rossonero ricordo con emozione il primo derby cui ho assistito a San Siro, finito tra l’altro con un bel 1-0 siglato da Rivaldo e la vittoria per il Milan. Purtroppo non ho mai visto giocare dal vivo Marco van Basten, il mio idolo calcistico di tutti i tempi - fa una pausa il sindaco - sebbene in campo io e lui ricoprissimo ruoli diversi, sono sempre stato affascinato dalla sua eleganza e raffinatezza e ho sempre sognato di gestire il gioco come faceva lui».

Un idolo, quel giovane giocatore venuto dal nord Europa. E un mondo, quello del calcio, che è una delle facce dell’infanzia e della giovinezza di Massimiliano.


La bici


L’altra metà della mela è la bicicletta dei lunghi allenamenti con nonno Nazzareno e delle «gare di Bmx, per cui mi vestivo con tutone e protezioni come se dovessi andare sulla luna, scendendo a tutta velocità per ripide discese sognando di imitare i più grandi, come Bugno e Chiappucci», confessa Massimiliano. Emozioni forti e veraci, temperate da quell’amore per il mare «ispirato da nonno Luciano: a lui devo la passione per quell’universo di pace e calma, sigillata nei momenti che passavamo insieme al mare, immersi in quel mondi di valori, amore per le tradizioni e i solidi legami che entrambi i nonni mi hanno tramandato».
 

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