Fede e basket, don Hari è il prete di Porto Sant'Elpidio che va a canestro: «Riparto per lo Sri Lanka, mi mancherete»

Fede e basket, don Hari è il prete di Porto Sant'Elpidio che va a canestro: «Riparto per lo Sri Lanka, mi mancherete»
Fede e basket, don Hari è il prete di Porto Sant'Elpidio che va a canestro: «Riparto per lo Sri Lanka, mi mancherete»
di Massimiliano Viti
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Martedì 15 Novembre 2022, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 19:00

FERMO - La passione per la pallacanestro, per la lettura teologica ma anche per la carbonara. Dopo 9 anni a Porto Sant’Elpidio, Hari Haran Sagadevan, conosciuto da tutti come don Hari, torna nel suo paese d’origine, lo Sri Lanka. «Devo andare per dare una mano» afferma il sacerdote riferendosi alla situazione di grave crisi economica in cui versa il suo paese. Si unirà ai suoi amici preti che sono stati in prima linea per protestare contro il governo. Un Paese estremamente cambiato rispetto a quello che don Hari ha lasciato nel 2013 per poter venire in Italia a studiare.

 
I cambiamenti
Ma anche lui è cambiato. «Sono super occidentalizzato ma in questi nove anni nel Fermano ho imparato l’umiltà leggendo il Vangelo» afferma don Hari. La sua storia è profondamente legata alle Marche. Dal 2003 al 2006 Hari (prenderà i voti nel 2008) è a Roma per studiare. Per imparare bene la lingua preferisce lavorare. Viene assunto per i mesi estivi nello stabilimento Sadam di Campiglione di Fermo. Qui conosce Giancarlo Mezzabotta. Tra loro si crea una forte amicizia tant’è che nel 2012 don Hari torna a Fermo a trovare la famiglia Mezzabotta e coglie l’occasione per parlare col vescovo Luigi Conti perché vuole tornare in Italia per studiare. Il vescovo accoglie la sua richiesta, invitandolo nella sua diocesi. L’anno successivo don Hari torna nel Fermano e viene destinato a Porto Sant’Elpidio, un paese in cui gli spostamenti verso Ancona e Roma sono più agevoli. Don Hari studia teologia sacramentaria. Studi che termina dopo 8 anni, in anticipo rispetto alla media. «Porto Sant’Elpidio è stata accogliente fin dal primo giorno, poi imparando la lingua è stato tutto più facile» afferma don Hari che sorridendo racconta anche qualche episodio curioso: «Ero andato in una casa a benedire una salma in abiti civili ma non mi facevano entrare. Mi avevano scambiato per chissà chi. Alla fine ho detto loro: “Guardate che se non mi fate entrare non potete fare il funerale”. Solo allora hanno capito chi ero».


Lo sport
Ma oltre alla lingua, a Porto Sant’Elpidio don Hari coltiva la sua passione per la pallacanestro. I due allenamenti settimanali con la squadra locale che disputa il campionato Csi sono “sacri”. Così come le partite in cui don Hari è un punto di forza. «Da ragazzo sono andato a Colombo e ho visto dei ragazzi che giocavano a basket. Sono rimasto affascinato e quando sono andato al seminario mi allenavo per ore. Poi dal 2014 ho giocato qui a Porto Sant’Elpidio con una squadra che è stata la mia seconda famiglia» sostiene il prete che oggi prenderà il volo che lo porterà ad Avissawella (a 48 km da Colombo) dove è stato nominato direttore catechetico della diocesi. In Sri Lanka i cattolici rappresentano il 4,5% della popolazione a maggioranza buddista. Inoltre don Hari fa parte della etnia di minoranza. Ma questo non è mai stato un problema grazie anche al suo linguaggio semplice ma originale e al suo carisma. Don Hari (che usa i social) oltre l’affetto del Fermano porterà con sé l’amore per il basket e per la carbonara che preparerà per i commensali come ricordo dell’Italia.

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