Chiede il permesso di soccorso con documenti fasulli e datore di lavoro inventato: caccia ai falsificatori

Giovedì 12 Novembre 2020 di Pierpaolo Pierleoni
Fermo, chiede il permesso di soccorso con documenti fasulli e datore di lavoro inventato: caccia ai falsificatori

FERMO - Aveva presentato documenti falsi e inventato un datore di lavoro inesistente per riuscire a regolarizzarsi ed ottenere il permesso di soggiorno.

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E’ quanto scoperto dall’Ufficio immigrazione della Questura di Fermo, alle prese con un quarantenne straniero, che aveva formulato una richiesta di “emersione”, presentata da un datore di lavoro che si sarebbe impegnato ad assumerlo legalmente.

 

Le carte sembravano in regola, ma gli agenti si sono insospettiti, notando che malgrado dagli atti l’uomo risultasse in Italia da alcuni anni, non era in grado di esprimersi minimamente in italiano. Sono scattati così alcuni accertamenti in altre province, che hanno permesso di accertare la falsità dei documenti. Il fantomatico datore di lavoro non esisteva, gli atti relativi ad una prima richiesta di emersione, presentati ad una Prefettura in Puglia, erano contraffatti.

La ricostruzione

Interrogato, l’uomo ha ammesso di aver versato 1.500 euro a un soggetto per ottenere quelle carte, per evitare l’espulsione dall’Italia. Così lo straniero, che aveva anche alcuni precedenti a carico, è stato denunciato per uso dell’atto falso. Ora le ricerche si stanno concentrando sul venditore di quella documentazione artefatta e su eventuali casi analoghi. Di pari passo con la denuncia, inevitabile l’ordine di espulsione dal territorio nazionale. Altro caso è quello che interessa un trentenne albanese, dimesso dal carcere di Fermo. Aveva una sfilza di reati contro il patrimonio e spaccio di droga. Dopo essere stato espulso 6 mesi fa dall’Italia era rientrato volontariamente nella terra natale. Ma essendo diventato ormai un punto di riferimento per piccoli pusher e tossicodipendenti, era rientrato in Italia, dopo un rocambolesco itinerario dalla Macedonia alla Spagna, per evitare i controlli nazionali. Ma è stato scoperto e riportato in carcere, per scontare il residuo di pena che gli era stata inflitta. Ieri, però, ad attenderlo alla casa di reclusione c’erano anche i poliziotti dell’ufficio immigrazione, che lo hanno accompagnato in Questura per eseguire definitivamente l’espulsione. L’albanese è stato scortato fino al porto di Bari e imbarcato su un traghetto per l’Albania, sempre sotto la supervisione degli operatori fermani. La consegna alla polizia albanese è avvenuta in mattinata a Durazzo.
L’impegno
Il lavoro dell’Ufficio immigrazione, dopo la chiusura forzata nel periodo del lockdown, è stato particolarmente intenso, per recuperare il tempo perduto. Molti lavoratori stranieri e loro familiari hanno dovuto pazientare mesi per rinnovare i permessi di soggiorno, ma si è recuperato il tempo perduto e le pratiche sospese sono state evase.

 

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