Il padre turco protesta a Istanbul: intrigo internazionale per il figlio minore conteso. É in comunità nelle Marche

Mercoledì 9 Settembre 2020 di Sonia Amaolo
Fermo, Il padre turco protesta a Istanbul: intrigo internazionale per il figlio minore conteso ora in comunità nelle Marche

FERMO Da dieci giorni protesta nella piazza Taksim di Asmali Mescit nel cuore di Istanbul, vicino al Pera Museum a trenta metri dall’istituto italiano di cultura: è lì con la mascherina e le gigantografie della faccia del figlio nel petto. Ha fatto il giro delle televisioni turche il papà di un ragazzino fermano di 14 anni tutelato dal Tribunale per i minori e ospite in una comunità. Il minore quest’estate, durante il lockdown, ha avuto un diverbio con la donna, che finora si è occupata di lui esclusivamente, essendo il padre rientrato nel suo Paese d’origine. Quando c’è stata la controversia tra i due, la donna è stata ricoverata all’ospedale per un attacco di panico: da allora può vedere il figlio tre volte a settimana nel pomeriggio, dopodiché il ragazzo fa rientro in comunità.
 
La protesta
Il padre questo non lo accetta, dice di essere in grado di mantenere il ragazzo nel suo Paese e vuole l’affidamento, sta sollevando un caso internazionale. Si è rivolto alle tv locali che gli stanno dando risalto, tanto che il quattordicenne è ormai un volto noto perché il tg ne parla e lo mostra in video. Del caso si è occupato proprio in questi giorni il giornalista Ibrahim Konar su Kanal D, dove lunedì alle 19 ora locale è andato in onda un ampio servizio in una delle prime emittenti televisive turche, uno dei canali più seguiti. Questo padre battagliero tutti i giorni, dal 31 agosto dalle 9 alle 13, fa il sit-in: «Protesto per sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere la mia causa – dice - per avere l’appoggio della popolazione turca per liberare mio figlio. Il 2 giugno 2019 era arrivato fino a Bologna per venire da me ma all’aeroporto non l’hanno fatto imbarcare. Ho scritto al Tribunale per i minori perché mio figlio ha un viaggio programmato da molto tempo per la Turchia e abbiamo bisogno dell’autorizzazione, da tre mesi lotto con gli assistenti sociali e il Tribunale».
L’impegno
Dice di aver «scritto a tutti, al giudice onorario minorile, al Ministero degli Affari esteri, al Consolato turco a Milano. Questi signori devono liberare mio figlio per consentirgli il viaggio e, quando sarà qui, deciderà lui se vorrà tornare in Italia o rimanere a Istanbul. Meglio il padre che l’orfanotrofio». L’uomo non torna in Italia perché «lì non trovo lavoro – afferma -: avrei fatto la fine di tanti altri genitori finiti in miseria, mentre nel mio Paese ho tutto per garantire un futuro dignitoso a un figlio che finora mi è stato sempre negato». Mostra la sua ultima e definitiva istanza di aprile nella quale scrive che il suo ragazzo «deve partire perché anche lui è un cittadino turco».
La situazione
Anche la madre vorrebbe suo figlio, nonostante i problemi che possono insorgere in famiglia, quando si ha a che fare con un adolescente, un ragazzo che diventa uomo e fatica a trovare la stabilità necessaria a crescere, a diventare grandi. Una storia come tante, che esce allo scoperto mentre altre restano in ombra, e che speriamo abbia un lieto fine.

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