Organico ridotto all'osso e situazione sempre più difficile: pronto soccorso, si cambia

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Francesca Pasquali
Organico ridotto all'osso e situazione sempre più difficile: pronto soccorso, si cambia

FERMO  - Stanno chiamando gli avvocati i medici del Murri. Vogliono capire quello che rischiano a lavorare in un reparto diverso dal loro. Sono quelli degli ordini di servizio, soprattutto di Medicina interna, ma anche di altri reparti, dirottati in pronto soccorso a tappare i buchi. Ultimamente, succede sempre più spesso. Perché l’organico è davvero all’osso. I quattro medici in organico, su ventuno previsti, dal 1° febbraio diventeranno tre, per il trasferimento di una dottoressa.

 

 


E, siccome i ritmi sono forsennati, l’aiuto di quelli delle cooperative non basta a coprire i turni. Ecco, allora, gli ordini di servizio. Che significa spostare un medico da un reparto a un altro, in questo caso al pronto soccorso. Il medico non può rifiutarsi, perché contribuirebbe a interrompere un pubblico servizio. Solo che non tutti i medici hanno un’assicurazione che copre i rischi di un reparto d’emergenza. Da qui i timori e le telefonate agli studi legali. Ora, va detto che dal 1° febbraio le cose un po’ cambieranno.

Nel senso che ci sarà una riorganizzazione del pronto soccorso, con i tre medici in organico e quelli delle cooperative che si occuperanno dei pazienti Covid (ieri ce n’erano sedici) e dei codici rossi e quelli chiamati dagli altri reparti dei casi meno gravi. «La situazione del pronto soccorso di Fermo è drammatica, ma, da contratto, gli ordini di servizio non possono essere fatti per cronica carenza di organico, ma solo per eventi improvvisi e non prevedibili», spiega la segretaria del Cimo (Coordinamento italiano medici ospedalieri) di Fermo, Maria Menichetti. In pratica, quelli che spostano i medici degli altri reparti in pronto soccorso sono ordini di servizio «illegittimi». E i sanitari che li ricevono possono farlo presente.

Se, però, l’Area vasta reitera l’ordine, i medici devono spostarsi. «Non è stato il Covid a creare questa situazione – prosegue la sindacalista –, ma una malagestione a tanti livelli, che, negli ultimi vent’anni, ha creato una carenza progressiva di medici». A corto di camici bianchi pure Malattie infettive, dove «l’organico pre-Covid per tredici posti letto adesso ne deve gestire trenta» e dove «i contratti di quattro medici chiamati ad aiutare gli altri e scaduti a maggio non sono stati rinnovati».

Ma gli ordini di servizio, per adesso, riguardano principalmente il pronto soccorso. Che rischiano i medici dirottati dagli altri reparti? Premesso che l’Asur non ha una polizza assicurativa e riserva alcuni capitoli del bilancio agli eventuali risarcimenti, essendo dipendenti pubblici, nel caso, non sono i medici a dover risarcire chi è stato danneggiato. Spetta all’Asur che, però, può rivalersi sul dipendente, cioè sul medico. Il discorso cambia se viene riscontrato dolo o colpa grave. In quel caso, il medico «rischia una maggiore esposizione alla responsabilità penale». A ciò servono le assicurazioni private. Questo vale sempre. Ma va da sé che, se un sanitario viene messo a lavorare in un reparto diverso dal suo, i rischi aumentano, per lui e per i pazienti. È quello che si cercherà di limitare con la riorganizzazione del pronto soccorso che scatterà da martedì prossimo.


Intanto un’altra giornata nera, quella di ieri, sul fronte dei decessi. Quattro le persone morte di Covid nel Fermano. Nel reparto di Rianimazione di Torrette di Ancona è deceduto un 60enne di Fermo. Al Murri sono morte una 98enne e una 83enne di Fermo. Una 78enne è spirata nella sua casa di Campofilone.

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