Emergenza infinita, medici ancora in trincea: «Ma per garantire le cure troviamo un’altra ricetta»

Mercoledì 25 Maggio 2022 di Francesca Pasquali
Emergenza infinita, medici ancora in trincea: «Ma per garantire le cure troviamo un altra ricetta»

FERMO -  Sono stati in prima linea negli ultimi due anni. In realtà, ci sono sempre stati, solo che non ce ne rendevano conto. Oggi, passata la fase degli “eroi”, i medici sono ancora lì, saldi punti di riferimento in camice bianco. Oltre ad aver risucchiato le loro energie, il Covid ha reso più difficile l’accesso alle cure per tanti malati. Lo sa bene il Murri, l’ospedale di Fermo che, durante le fasi acute della pandemia, ha stoppato gli interventi non urgenti e interrotto le prestazioni ambulatoriali.

 

 

E che, adesso, fa i conti con diversi reparti che boccheggiano, col personale ridotto all’osso e lo spauracchio delle ferie estive che incombe. Sotto stress pure i medici di famiglia, che in questi due anni si sono adattati a fare un po’ di tutto, anche i vaccinatori. «Siamo chiamati a dare risposte concrete e immediate ai pazienti, in mezzo a crescenti difficoltà segnate dall’aumento dei bisogni di cure e assistenza e dalla carenza di mezzi e risorse».


Il grido d’allarme lo lancia la presidente dell’Ordine dei medici del Fermano, Anna Maria Calcagni. «La pandemia che, da fine 2019 ad oggi, condiziona l’attività medica in una situazione già critica dell’organizzazione del Sistema sanitario nazionale sta peggiorando la possibilità di assicurare l’eguaglianza dei cittadini dal punto di vista di accesso alle cure e di garantire a tutti i cittadini pari dignità sociale», spiega Calcagni. Per la quale «le diseguaglianze in sanità stanno aumentando». Un peggioramento che è frutto del Covid e della situazione politica e sociale collegata alla guerra in Ucraina, ma anche della globalizzazione, dell’invecchiamento e dell’insufficiente ricambio generazione, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale. Tutti ostacoli che «mettendo a dura prova il sistema e il mondo della professione medica e odontoiatrica che deve confrontarsi con criticità specifiche». È per questo – dice Calcagni – che «il ruolo della professione medica diventa ancora più importante e strategico in questo momento di crisi che avvolge l’intero tessuto sociale».

Di questo e dello stato della sanità fermana si parlerà sabato prossimo al teatro dell’Aquila in occasione della tredicesima edizione della Giornata del medico e dell’odontoiatra. L’iniziativa, promossa dall’Ordine di Fermo, partirà alle 17. L’appuntamento «avviene in un momento particolarmente delicato per il Sistema sanitario nazionale e per la professione medica», spiega Calcagni che resterà in carica, assieme al Consiglio direttivo, alla Commissione odontoiatri e al Collegio dei revisori, fino al 2024. Dopo la relazione della presidente dell’Ordine dei medici e quella del vicepresidente della Commissione odontoiatri Eugenio Tosco, ci sarà la tradizionale cerimonia di consegna della medaglia d’oro ai camici bianchi in servizio da cinquant’anni e di quella d’argento per i venticinque anni. Poi, spazio al giuramento di Ippocrate che segna l’ingresso dei nuovi medici nell’attività professionale.


Intanto, il Covid continua a uccidere nel Fermano. Due i decessi nelle ultime ore, entrambi al Murri: una donna di 81 anni di Porto San Giorgio e un uomo di 84 di Montegranaro. 119 i nuovi casi di contagio registrati ieri nella nostra provincia. Ventitré i ricoverati positivi nell’ospedale cittadino, tutti nel reparto di Malattie infettive. 1.234 le persone in isolamento domiciliare, tra casi e contatti.

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