Stangata su bollette e materie prime, le imprese fermane si riorganizzano: «Non pagheranno i clienti»

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Massimiliano Viti
Il costo di energia e materie prima rischia di mettere in ginocchio le imprese

FERMO - Prima c’era la pandemia. Ora ci sono la pandemia e gli aumenti dei prezzi delle materie prime e della bolletta energetica. Le imprese che fiutavano una ripresa ora devono fare bene i conti per non compromettere la propria redditività. La gestione in cui «tutto aumenta e spesso non si trova» è piuttosto complicata.

Anche per un’impresa ben organizzata come Tecnofilm, che di recente ha ottenuto la certificazione Elite. «Il caro energia sta impattando molto, soprattutto nelle ultime settimane. A questo dobbiamo sommare anche l’incremento delle quotazioni delle materie prime» osserva Roberto Cardinali, consigliere delegato dell’azienda.

 

«Sono aumenti che solo parzialmente vengono riversati sulla clientela perché con alcuni clienti abbiamo dei contratti di fornitura in essere. Inoltre gli aumenti sono piuttosto frequenti per cui è chiaro che non puoi rivedere il listino dei prezzi di vendita ogni volta». Tecnofilm negozia i contratti di fornitura di energia elettrica badando ai centesimi e anche un piccolo scostamento diventa poi importante. «Una bolla che si sgonfierà presto? Difficile fare previsioni. Stiamo cercando di ottimizzare i contratti per contenere l’aumento dei costi sia per le materie prime che per l’energia elettrica» osserva lo stesso imprenditore.


Lo scenario
Alla luce del nuovo scenario, se per Cardinali va rivisto il rapporto costo/beneficio di un impianto fotovoltaico, la visione dell’azienda non cambia: «Gli investimenti programmati rimangono tali. È uno shock temporaneo che dobbiamo gestire ma che non va a modificare la programmazione dell’azienda».


Anche per il suolificio Dami la combo aumento prezzo materia prima ed energia è difficile da gestire. Lato energia elettrica, l’impresa ha compiuto due mosse: ha preferito acquistare energia a prezzo fisso e ha implementato un sistema di monitoraggio interno per ridurre gli sprechi. «Questo al fine di contenerne l’aumento, evitando così di riversarlo ai clienti» afferma Elisabetta Pieragostini, una delle 4 socie dell’azienda. Ben diverso il discorso sulle materie prime che, nel caso dell’Eva (etilene vinil acetato) ha visto un incremento del prezzo del 35-40% nel giro di 6 mesi.

«Ma abbiamo anche ordini per i quali stiamo aspettando da mesi la fornitura. Per fortuna la gestione delle scorte di magazzino è stata previdente e ci ha evitato problemi maggiori» osserva la stessa imprenditrice che ha avvisato i clienti alcuni mesi prima di far entrare in vigore il nuovo listino con prezzi maggiorati. Riversare parte della crescita dei prezzi non è un’operazione facile soprattutto quando vengono chiusi contratti di vendita che prevedono consegne scaglionate nel tempo e nel frattempo il prezzo della materia prima continua a salire. Secondo la stessa Pieragostini la situazione rimarrà la stessa almeno fino a giugno: «Ma spero di sbagliarmi» conclude.


Le conseguenze
Spesso, con questa situazione, le aziende possono difendersi in una sola maniera: aumentare i prezzi di vendita. C’è chi dice no e chi invece applica aumenti ridotti, assorbendo una parte dell’aumento dei costi. «Per la stagione autunno-inverno 2022-2023 abbiamo deciso di non aumentare i nostri prezzi. Poi vedremo. Per il momento stringiamo i denti. Lo consideriamo un investimento» sintetizza Caterina Leombruni del marchio di calzature Lemargo di Montegranaro.

«L’aumento dei prezzi verrà in parte assorbito da noi e in parte riversato sui clienti, c’è ben poco da fare. Il vero problema è la reperibilità dei materiali» afferma Gianni Giannini di Doucal’s, sempre di Montegranaro.

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