Fermo, non più affollate ma sempre
molto precarie le carceri marchigiane

Lunedì 7 Dicembre 2015
Fermo, non più affollate ma sempre molto precarie le carceri marchigiane

​FERMO - Sette istituti carcerari con una capienza regolamentare di 853 posti, 869 detenuti effettivi di cui 20 donne, 330 stranieri, 126 in attesa di primo giudizio e 105 condannati sì ma non in via definitiva. Sono i numeri della situazione marchigiana emersi nel corso del convegno organizzato da Antigone e Aiga che si è svolto ieri mattina a Fermo, nella splendida cornice offerta dalla Sala degli Artisti. Tra i relatori il presidente degli Ordine degli avvocati di Fermo Francesca Palma, Lina Caraceni, professore aggregato di diritto penitenziario nell’Università di Macerata e l’avvocato Samuele Animali, presidente di Antigone Marche. Tra il pubblico anche il sindaco Paolo Calcinaro e l’assessore allo sport Alberto Scarfini, entrambi anche avvocati.

“La situazione carceraria delle Marche - ha spiegato Animali - rispecchia quella nazionale. La fase in cui il problema acuto era il sovraffollamento è stata superata perché il numero di persone ristrette all’interno degli istituti è diminuito fino quasi, e sottolineo quasi, alla capienza regolamentare. Questo non significa tuttavia che i motivi per cui l’Italia era stata condannata per detenzione disumana siano stati superati perché le condizioni delle carceri rimangono comunque precarie sia per l’inadeguatezza delle strutture sia per il fatto che non sempre è possibile attivare tutte quelle risorse necessarie al trattamento dei detenuti”.

Le Marche hanno un circuito tendenzialmente completo per le specifiche modalità di detenzione: ci sono posti per i 41 bis, per i sex offender, il femminile. Tuttavia, come ha segnalato Animali, permangono diversi problemi strutturali. Ad esempio il carcere di Camerino si trova nel centro cittadino con una serie di problematiche di tipo logistico. Come pure Fermo, dove il carcere non ha spazi che possono consentire di fare delle attività lavorative. Animali, nel corso della sua relazione, ha evidenziato tre aspetti prioritari su cui ragionare. Primo, il carcere deve essere luogo di responsabilizzazione intesa in due modi: da una parte la presa d’atto del motivo per cui si è finiti dentro e quindi delle proprie responsabilità e dall’altra la necessità di diventare, per il futuro, una persona responsabile.

“Troppe spesso ora il carcere - ha detto il presidente di Antigone - è una struttura deresponsabilizzante, si registra la infantilizzazione dell’adulto, quasi una regressione che serve sì come forma di controllo e contenimento ma che certamente non aiuta a cogliere le finalità rieducative”.

Il secondo aspetto è quello relativo agli spazi. “Gli edifici - ha affermato Animali, sono sì da rinnovare ma le carceri non vanno costruite fuori dalle comunità”. E’ venuto facile, facile fare l’esempio del Barcaglione, ad Ancona, che si trova fuori dal centro ma non ci sono collegamenti. Per i familiari e gli avvocati tocca sempre organizzarsi in auto ma anche per gli stessi detenuti, che qui sono a fine pena o con pene molto brevi, diventa impossibile allontanarsi magari utilizzando i permessi, visto che non ci sono gli autobus. “Fuori città - ha sintetizzato il presidente di Antigone - ci si mettono due cose: le discariche e i cimiteri. Non le carceri!”.

Il terzo e ultimo aspetto è quello della salute. Anche per i detenuti, infatti è previsto il rispetto dei Lea “ma in carcere c’è un enorme, ma non sappiamo bene i numeri che non ci sono mai stati forniti, abuso di psicofarmaci e antinfiammatori”. Secondo Antigone, comunque, l’unica prospettiva che c’è per evitare la recidiva è quella di favorire le misure penali alternative al carcere. “In questo momento c’è una grossa pressione sulle misure alternative per quanto riguarda un reato in particolare: la guida in stato di ebbrezza. Lì i lavori di pubblica utilità sono molto sviluppati e molti enti, nelle Marche, sono convenzionati. Per gli altri reati servono delle riforme a livello legislativo”.

Riflettori accesi anche sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, voluta per legge senza tuttavia costruire una alternativa pronta. Nelle Marche l’unica Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) prevista a Fossombrone è ancora in via di completamento mentre sempre nel Nord delle Marche è nata una Rems gestita però dal privato creando una condizione su cui la professoressa Caraceni ha posto dubbi di costituzionalità. Infine un passaggio polemico sulla legge regionale 28/2008 che prevede il sistema regionale integrato degli interventi a favore dei soggetti adulti e minorenni sottoposti a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria ed a favore degli ex detenuti. “Quest’anno la legge è stata finanziata con 0 euro. Il problema è capire che quello che non spendo qui lo spendo poi, purtroppo, per la recidiva”.

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