Dimissioni e veleni interni, Confindustria Centro Adriatico nella bufera

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Massimiliano Viti
Melchiorri e Mariani

FERMO - C’eravamo tanto amati. Confindustria Centro Adriatico corre ai ripari dopo le turbolente dimissioni del suo vice presidente Giampietro Melchiorri, che occupava la vice presidenza anche all’interno di Assocalzaturifici. Per questo ruolo la sezione calzaturiera dell’associazione confindustriale ha indicato come sostituto il suo presidente Valentino Fenni.

 

Sarà comunque Assocalzaturifici, nella persona del presidente Siro Badon, a nominare il proprio vice presidente, accogliendo o meno il suggerimento. Viceversa, all’interno dell’Aquila, su indicazione pervenuta direttamente da Roma, la poltrona di Melchiorri è stata ricoperta da Enrico Ciccola, altro imprenditore calzaturiero, in quanto il consigliere più anziano all’interno del direttivo. E ieri si sono dimessi anche quattro probiviri: Bruno Cardinali, Gaetano Ascenzi, Maurilio Vecchi e Giuseppe Matricardi.


Ma a tenere banco è la vicenda che ha riportato a galla antichi dissapori tra Ascoli e Fermo. Nel 2017, trenta anni di contrasti furono cancellati in pochi mesi grazie a Giampietro Melchiorri e a Simone Mariani. A fine 2020 sono stati invece gettati alle ortiche tre anni di unione. Tutto ciò proprio in un momento particolare e delicato in cui da più parti, compreso il presidente regionale dell’associazione datoriale Schiavoni, si invoca l’unità e l’aggregazione. Ma anche a livello regionale le cose non vanno diversamente viste le enormi difficoltà che l’associazione incontra per formare una unica entità regionale. Il caso Confindustria Marche Nord lo dimostra. 


E se prima la fusione tra Ascoli e Fermo era per tutti un esempio da seguire, oggi non lo è più, tra colpi bassi, lettere anonime e rapporti molto tesi che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero addirittura riportare le due territoriali a tornare autonome. Da esattamente un mese (Melchiorri ha dato le dimissioni il 4 novembre) all’interno dell’associazione si passa del tempo a discutere di questa vicenda, togliendolo ad argomenti ben più importanti per l’economia del territorio che non brilla, anzi.


I fatti che hanno portato a questa incrinatura sono noti agli addetti ai lavori, che li raccontano. Il 10 ottobre, nella sede confindustriale di via Respighi a Fermo viene convocata una conferenza stampa “fermana” con Cna e Confartigianato. Si parla di politica, di Acquaroli e del Fermano. L’iniziativa non piace per niente al presidente di Confindustria Centro Adriatico Simone Mariani che, consapevole delle conseguenze che avrebbe avuto il suo gesto, invia un esposto a Roma. Melchiorri si sente legittimamente pugnalato dal suo socio confindustriale e si dimette. Tosi viene ammonito per aver concesso, senza autorizzazione, la sede fermana per la conferenza stampa, sconosciuta ad Ascoli.

Nel mezzo anche una controversa elezione del presidente della sezione cartotecnica che passa da Fermo (il presidente uscente dimissionario) ad Ascoli. Fermo difende Melchiorri e accusa Mariani che, per il momento, preferisce non ribattere per non gettare benzina sul fuoco. Da Ascoli sostengono che tutto è stato compiuto senza violare i regolamenti. Ma i fermani si sentono violati della loro identità e rappresentatività. Il clima è avvelenato. Cosa accadrà da qui a giugno quando Confindustria Centro Adriatico eleggerà il nuovo presidente?

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