Lavoro a Fermo, il rilancio passa dalle griffe: «Ma qui serve personale preparato»

Lavoro, il rilancio passa dalle griffe: «Ma qui serve personale preparato»
Lavoro, il rilancio passa dalle griffe: «Ma qui serve personale preparato»
di Massimiliano Viti
3 Minuti di Lettura
Martedì 27 Settembre 2022, 04:30

FERMO  - «Con l’arrivo delle griffe abbiamo l’occasione di dimostrare che lavorare in un calzaturificio nel 2022 vuol dire poter lavorare in sicurezza, in luoghi moderni, in aziende che investono in innovazione e dialogano con le organizzazioni sindacali». Lo afferma Femca Cisl Marche che interviene sulla discussione avviata su queste colonne circa la mancanza di ricambio generazionale e l’estrema difficoltà nel reclutare manodopera nel settore della calzatura e della pelletteria.

 
I particolari
Nella nota del sindacato emergono tre passaggi-chiave. Il primo è che «i marchi risultano attrattivi per molti dipendenti che finalmente possono uscire dal ricatto occupazionale e offrirsi all’interno di un mercato del lavoro che vede aumentare la domanda». Il secondo passaggio è che «dopo anni di delocalizzazioni o commercializzazioni si ritorna a produrre in Italia e nel Fermano». Il terzo passaggio è la proposta: «Invitiamo le associazioni datoriali ad aprire un percorso volto al bilanciamento di domanda e offerta attraverso la creazione di percorsi formativi all’altezza, rendendo attrattivo il settore per i giovani, creando occupazione di qualità, rendendo i salari adeguati all’oggi».


Le attese
In altre parole, l’arrivo delle griffe potrebbe far compiere un salto di qualità a tutto il distretto Fermano-Maceratese. Le griffe hanno alzato l’asticella della competitività sul mercato del lavoro e alle altre aziende non resta altro che adeguarsi se non vogliono perdere la battaglia della manodopera. «Abbiamo l’occasione di avviare un nuovo modello di relazioni industriali, di sviluppo, trasformando la situazione attuale in una grande opportunità» scrive Femca Cisl Marche, che poi prosegue: «Diamo vita ad un modello in cui produttività, salari, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, welfare territoriale e formazione professionale diventino il vettore per una crescita economica, sociale, tecnologica e demografica del nostro territorio. Per avviare questo percorso basterebbe iniziare a dar seguito alle priorità già individuate all’interno del Tavolo della Moda e delle filiere produttive». Gli imprenditori fermani hanno detto che è difficilissimo trattenere un dipendente e pareggiare le offerte di lavoro della griffe che così hanno la possibilità di reclutare personale già formato. Ma magari è possibile mettere più in difficoltà il lavoratore nella scelta.


La strategia
E poi c’è il vecchio detto che “se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico”. «Se è vero che le Pmi non possono competere con le griffe sotto molti aspetti – osserva Femca Cisl - è anche vero che ci sono enormi margini per garantire la convivenza delle grandi realtà con le aziende made in Marche. La presenza di importanti realtà della moda è anzi fondamentale per la crescita e l’affermazione delle nostre Pmi, più forte è il distretto più grandi saranno i margini di crescita per i lavoratori e per le imprese». La Cisl rivolge un appello alle parti sociali per «avviare percorsi di formazione professionale e creare politiche di filiera sia in ambito produttivo che sul fronte dei diritti».

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