Meglio il negozio che la fabbrica: per i giovani contano soprattutto stipendio e tempo libero

Meglio il negozio che la fabbrica: per i giovani contano soprattutto stipendio e tempo libero
Meglio il negozio che la fabbrica: per i giovani contano soprattutto stipendio e tempo libero
di Massimiliano Viti
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 30 Novembre 2022, 05:00

FERMO - Perché i giovani non amano lavori manuali? «Semplice, perché cercano lavori meno impegnativi e più remunerativi» risponde prontamente Esra Bakiu.

Per la giovane coetanea Alice Di Stefano sono i genitori che iscrivono i loro figli all’università e poi i giovani «cercano un lavoro saltuario in settori diversi senza però acquisire delle competenze specifiche da spendere nel proprio futuro». Preferiscono un impiego in un negozio in un centro commerciale (orari fissi e impegno limitato) oppure in un fast food. Sono pronti a cambiare lavoro e meno inclini a dedicare all’attività lavorativa oltre le 8 ore canoniche perché il tempo libero è un bene prezioso a cui non sono disposti a rinunciare. «Sempre più giovani stanno prorogando l’età in cui iniziano a assumersi delle responsabilità» commenta Alessandro Migliore, direttore della Cna di Fermo, che offre la sua fotografia della situazione: «Trovare una strada per il proprio futuro, guadagnare per essere completamente indipendenti a livello economico dalla famiglia è un passo che molti compiono alla soglia dei 40 anni. Vanno avanti con lavori saltuari e con le disponibilità finanziarie di genitori e nonni, aiutati da bonus e sussidi statali che sono da rivedere, anche dal punto di vista dei controlli. Viviamo in una società che induce i giovani a vivere alla giornata, a compiere un piccolo passo alla volta».

Alice, 23 anni, ha trovato il corso per diventare orlatrice «bello e interessante». E vorrebbe puntare su questo lavoro per il futuro, per una sua indipendenza economica e per una famiglia. Una mosca bianca visto che il mestiere dell’orlatrice è in via di estinzione. Ma il distretto fermano è carente anche di altre figure professionali. Un problema che riguarda tutta Italia e l’intera Europa. Secondo Ernesto Paccapelo, del calzaturificio Ernesto Dolani, i giovani di oggi hanno meno propensione al lavoro manuale che è più faticoso di altri per molti motivi. «Non è vero che i giovani non hanno voglia di lavorare. Probabilmente sono più inclini a svolgere lavori più leggeri» spiega l’imprenditore elpidiense, confermando la risposta della giovane Esra.

Gli elementi da prendere in considerazione sono diversi. Uno di questi consiste nella possibilità di fare carriera che alcune mansioni e le piccole aziende fermane che operano nel mondo della moda non offrono. Il giovane non vede crescere la propria posizione e il proprio stipendio. E anche qui bisogna mettersi d’accordo. Per la maggior parte degli imprenditori, la remunerazione delle mansioni manuali è adeguata, per altri è troppo bassa e non attraente, perché a parità di stipendio il giovane preferisce l’impiego al centro commerciale. Per Antonio De Matteis, ceo del marchio partenopeo Kiton, mille euro al mese non bastano per rendere interessante il mestiere agli occhi di chi non lo conosce. Per De Matteis la busta paga è la leva fondamentale per attirare nuovi addetti nel settore manifatturiero.

A detta dei sindacati, sarebbe opportuno rendere più appetibile il lavoro. Questo vuol dire offrire ai giovani delle interessanti prospettive di carriera, adeguate buste paga, welfare, benefit, orario flessibile. Soltanto le grandi aziende, per ora, hanno la forza per farlo. E questo non è un problema circoscritto alla calzatura, ma riguarda anche altri settori del comparto industriale fermano. Un problema, quello della difficoltà a trovare le giuste professionalità, acuito da alcuni fattori: le scarse risorse destinate alle politiche attive sul lavoro e alla formazione continua, la crisi demografica e la crisi economica che spinge un giovane fermano ad emigrare.
 

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