Poca manodopera, allarme nel Fermano. I sindacati: «Ma quale reddito di cittadinanza, basta con le scuse»

Poca manodopera, allarme nel Fermano. I sindacati: «Ma quale reddito di cittadinanza, basta con le scuse»
Poca manodopera, allarme nel Fermano. I sindacati: «Ma quale reddito di cittadinanza, basta con le scuse»
di Chiara Morini
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Giovedì 29 Settembre 2022, 04:15

FERMO - «La sfida per il futuro è quella di migliorare la qualità del lavoro»: è questa, in sintesi, la soluzione della Cgil al problema della mancanza di manodopera, e di conseguenza della difficoltà che le imprese hanno di reperirla. L’analisi dello scenario per i prossimi mesi è della Filctem-Cgil, ovvero il settore chimica, tessile, energia e manifattura. Il mondo del lavoro, fra maxi rincari e difficoltà a reperire i dipendenti, sta attraversando uno dei suoi periodi più difficili.


La strategia


«La mancanza della manodopera – osserva il segretario Filctem di Fermo Luca Silenzi – è uno degli effetti del reshoring del settore della moda». Il reshoring è quel fenomeno che si verifica quando le aziende, dopo aver delocalizzato, decidono di rientrare in casa propria. «Le figure maggiormente ricercate – prosegue Silenzi – sono quelle di addetti o addette al taglio e all’orlatura. Trent’anni fa e più si è andati fuori per risparmiare sui costi, ora invece si fa in casa. In alcuni settori, come la meccanica, gli addetti hanno un’età più bassa rispetto a quella di queste figure». Quale può essere la causa di questo fenomeno, secondo il sindacato, è presto detto: non vengono affrontate a sufficienza tre tematiche che dovrebbero essere al centro delle aziende. «La formazione, innanzitutto – spiega Silenzi – poi la salute e la sicurezza, che non sono un costo, e, anche la contrattazione aziendale, che nel nostro territorio si fa davvero poco, se si considera che sono solo 5 le aziende del settore che la fanno, e di queste tre sono griffe e due sono del Fermano».

La Cgil è stanca di sentire frasi del tipo che non si trova la manodopera, e le aziende si contendono i lavoratori, o che non si trova lavoro per colpa del reddito di cittadinanza. «Bisogna capire – commenta il segretario generale della Cgil Fermo, Alessandro De Grazia – che il problema è proprio la qualità del lavoro. L’84% delle aziende ha delle irregolarità, l’85% offre contratti precari. Ci sono contratti di lavoro a un’ora e mezza a settimana, e poi se consideriamo la stagione turistica, ora che è finita, qui c’è la fila di dipendenti che lamentano mancanza di stipendi o contratti part time che di fatto erano pieni. Servono diverse relazioni sindacali». De Grazia e Silenzi ricordano che una buona contrattazione non vuol dire per forza aumento di stipendio, ma anche attenzione a salute e sicurezza.


Le offerte

«Magari – aggiunge De Grazia – un’azienda può offrire più stipendio di un’altra, ma il lavoratore può trovarsi in un clima peggiore, è un altro esempio generico che si può fare. Con un giusto clima aziendale, il lavoratore svolge le su mansioni più serenamente». E di questo, ricordano entrambi, hanno parlato anche nel Tavolo di competitività e sviluppo. «La mancanza di manodopera di cui ci si lamenta legittimamente e che viene denunciata – prosegue De Grazia – continuerà a esserci, se non si fa attenzione alla qualità del lavoro. E questo vale tanto per i lavoratori del distretto, quanto per tutti gli altri. Serve un impegno della politica». Intanto per settembre e ottobre già arrivano le richieste di cassa integrazione, da un mese a due e mezzo, ma in questo periodo è fisiologico. «E domani (oggi per chi legge) – chiude Silenzi – saremo in tribunale per una causa contro un’azienda importante che da 37 mesi tiene una donna a casa, un’orlatrice sessantenne, senza farla lavorare».


 

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