L'avvocato Maide Bracciotti: «Costrinsi mio padre ad accompagnarmi allo Zecchino d’oro. Radio Sem e la musica, che passione»

L'avvocato Maide Bracciotti: «Costrinsi mio padre ad accompagnarmi allo Zecchino d oro. Radio Sem e la musica, che passione»
L'avvocato Maide Bracciotti: «Costrinsi mio padre ad accompagnarmi allo Zecchino d’oro. Radio Sem e la musica, che passione»
di Valentina Berdozzi
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Domenica 11 Febbraio 2024, 04:00 - Ultimo aggiornamento: 11:32

Tante linee sottili viaggiano invisibili. Solcano l’aria e la fendono minuziosamente, facendosi carico delle voci e delle note che, dall’emittente, qualcuno immette. Su quelle onde, la voce dell’avvocato Maide Bracciotti ha scivolato, ha corso, si è entusiasmata ed emozionata, raccontando una passione per la musica «che mi accompagna da sempre e un amore per la radio scoppiato da adolescente quando, quindicenne, ho messo piede per la prima volta a Radio Sem», spiega. Da avvocato, parlare in pubblico è pane quotidiano, ma ora che la mente torna alle trasmissioni da ragazza, alla neonata musica pop e alle bellissime esperienze via etere, la voce calda si fa emozionata.

La musica

«Sono stati anni meravigliosi, di grandi risate e bellissimi momenti - comincia - dedicavo a Radio Sem tutti i sabato pomeriggio e la domenica mattina.

Adoravo andare on air, anche se qualche volta non è stato facile essere operativa la domenica, dopo un sabato sera finito un po’ troppo tardi. L’indomani, costasse quel che costasse, dalle 8.30 fino alle 12 ero in onda, sfoderando il meglio di me. Si partiva con l’informazione, si passava alla selezione musicale che operavo io stessa e, infine, si approdava allo spazio delle chiamate e degli interventi da casa. Ci voleva molta maestria per passare da una sezione all’altra, vestendo i panni prima della giornalista poi della speaker e dell’esperta di musica, ma era un’emozione unica. E pane per i denti di una che di musica è sempre vissuta. Ricordo ancora con immenso piacere le gite in macchina da piccola con i miei genitori la domenica mattina, quando nel mangianastri inserivamo la cassetta e partiva la magia. La musica è sempre stata un affare di famiglia, anche quando costrinsi mio padre ad accompagnarmi a San Benedetto del Tronto per le selezioni dello Zecchino d’oro: purtroppo non approdai alla finale, ma fu comunque una bellissima esperienza. Forse più per me che per mio padre, costretto controvoglia a presenziare senza potersi allontanare», ride.

Il racconto

Viso d’angelo e voce d’oro, sembra difficile poter credere a Maide quando prova a spiegare il fatto di essere stata una figlia unica con un carattere piuttosto vivace e indomito: «Da piccola ero davvero una peperina - sentenzia - mi consideravano un vero maschiaccio: nulla poteva fermarmi perché nulla mi terrorizzava. Di spaventi, in fondo, più che prenderne ne diedi, soprattutto alla mia povera mamma. Nella sua mente è ancora vivo il ricordo del giorno in cui, accompagnandomi all’asilo un venerdì mattina di mercato, mentre era intenta a guardare le bancarelle, io mi avviai da sola e arrivai in totale autonomia alla porta dell’asilo. Quando bussai, le suore si meravigliarono di vedermi lì tutta sola soletta, mentre mamma arrivò poco dopo, preoccupatissima e parecchio spaventata». Vivace e incontenibile, il piglio di allora ancora scalpita, mentre tra i ricordi appare la bimba di qualche tempo dopo, quella che «non ha mai sopportato le ingiustizie e le angherie. Non resistetti proprio, la volta che intervenni a proteggere mio cugino dalle cattiverie dei bambini più grandi. Anche se ero una sola bambina contro diversi maschietti, non potevo starmene ferma a guardare. E così, sono scesa in campo per far sentire le ragioni di mio cugino. Penso che sia racchiuso qui il senso del lavoro che faccio oggi e l’ispirazione per un mestiere che, già dalle medie, mi sentivo cucito addosso».

Il destino

Che fosse destino, i ricordi non lo mettono in dubbio. Non ha mai vacillato Maide, guardando al passato e rivolgendosi al futuro. Con lei, è cresciuta granitica anche la sicurezza di un mestiere che, a vedere come suo, era anche la sua insegnante di francese delle medie, la professoressa Anna Maria Moreni: «Me lo ripeteva in continuazione in quegli anni. Mi diceva: “da grande farai l’avvocato” e così è stato. Il suo sguardo pieno di amore per il suo mestiere e i suoi alunni non mi ha mai abbandonato ed è sempre stato per me un faro, anche e soprattutto dall’estate del 1984, quella in cui trascorreremo un bellissimo mese insieme a Parigi, io, lei e sua figlia Nicoletta, che all’epoca aveva appena tre anni. Mentre la prof era a La Sorbona per seguire i suoi corsi di aggiornamento, io e Nicoletta spendemmo quattro meravigliose settimane a spasso per una città che, da allora e per sempre, mi parla dello straordinario punto di riferimento che, per me, è stata la mia prof».

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