Grido d'allarme dal Micam, la scarpa adesso fa i conti con il personale: «Mancano i giovani, fortuna i cinesi»

Giovedì 23 Settembre 2021 di Massimiliano Viti
Grido d'allarme dal Micam, la scarpa adesso fa i conti con il personale: «Mancano i giovani, fortuna i cinesi»

FERMO - Caccia ai giovani e al ricambio generazionale. «Mancando le orlatrici, già oggi senza l’apporto delle aziende cinesi si incontrano delle difficoltà nel produrre scarpe. Servono i giovani» afferma Gianluca Tombolini del calzaturificio Fru.it di Porto Sant’Elpidio e membro del consiglio generale di Assocalzaturifici. Tombolini sintetizza il problema che sta emergendo in tutta la sua gravità, proprio mentre le griffe investono e si punta al reshoring. 

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«C’è un evidente carenza di ricambio generazionale. Col passare degli anni le figure professionali andranno in pensione e si farà fatica a rimpiazzarle per cui occorrerà investire in formazione» afferma Samuele Camerlengo del calzaturificio Lorenzi di Fermo che poi prosegue: «Gli investimenti di Fendi? Un bene per il territorio. Dal punto di vista delle vendite, se decideranno di aprire un outlet, ma sicuramente dal punto di vista della formazione perché il fabbisogno di Fendi aiuterà tutto il territorio». 


Anche Furla ha deciso di puntare sul Fermano e due anni fa ha investito nell’azienda Frl, con base a Porto Sant’Elpidio. «Nelle Marche abbiamo trovato una filiera capace di assicurare competenza, artigianalità ed equilibrio tra prodotto e prezzo, in linea con la nostra volontà di realizzare prodotti di fascia premium» ha affermato il ceo di Furla Mauro Sabatini a MF Fashion. Come risolvere la questione? 


Matteo Marzotto, intervenuto al Micam in qualità di presidente di Mittlemoda, ha affrontato l’argomento al cospetto dei giornalisti. «Sui giovani bisogna crederci ma con azioni concrete. E non solo per rincorrere un sogno perché non tutti possono diventare Manolo Blahnik ma in tanti possono ambire a diventare eccellenti artigiani. Quegli artigiani di cui si circonda Maria Grazia Chiuri di Dior per rendere concrete le sue idee» ha detto Marzotto che poi ha proseguito: «Sono le associazioni e le istituzioni che devono preoccuparsi della formazione e dei giovani». Secondo il presidente di Mittlemoda: «Le scuole di prossimità con supporti digitali sarebbero utili», citando l’idea di far nascere un politecnico calzaturiero nelle Marche. 


Lo stesso Marzotto immagina una rete di scuole professionali nei distretti del made in Italy coordinate a livello centrale e finanziate da associazioni, imprenditori, ecc. A livello di formazione calzaturiera, le Marche hanno inanellato una serie di insuccessi difficilmente ripetibile, tra Scam, Fondazione Elios, Tecnomarche, Ipsia Montegranaro e scuola di formazione professionale di Sant’Elpidio a Mare e forse non sono tutti. Per cercare di ridurre il gap sulla formazione, da anni si ipotizza la nascita di un politecnico calzaturiero nella provincia di Fermo, che all’epoca prese la via veneta per la solita incapacità di fare squadra dei marchigiani. Marzotto approva l’idea così come Cna Fermo che vuole impiegare parte delle risorse del Pnrr per costruire il polo tecnico calzaturiero «coordinato da Università e Regione Marche che non manchi di relazionarsi con soggetti, sia pubblici che privati, seri, figure tecniche che si occupino di progettare e intercettare risorse. Niente di meglio per concretizzare le strategie condivise per il distretto» afferma Alessandro Migliore direttore Cna Fermo.

 

Ultimo aggiornamento: 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA