L'equazione che non torna: in crescita il turismo fermano, i locali in centro no

L'equazione che non torna: in crescita il turismo fermano, i locali in centro no
L'equazione che non torna: in crescita il turismo fermano, i locali in centro no
di Francesca Pasquali
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Domenica 27 Febbraio 2022, 05:50

FERMO  - Sabato mattina. Ore 11. Piazza del Popolo. Piove e fa freddo. In giro, poca gente. Un solo bar aperto. E non è un’eccezione. Scene simili, anche con il sole che spacca le pietre e più movimento, si ripetono ogni giorno. È il paradosso del centro storico che ha cambiato pelle. Che ha imboccato la strada della ricettività, abbandonando quella dello shopping. Ma qualcosa, durante il passaggio, è andato storto.

 

Perché è indubbio che, negli ultimi anni, soprattutto in piazza, sono cresciuti i locali dove mangiare e bere. Ma è pure vero che, trovarli aperti, è un terno al lotto. Ci sono giorni in cui non c’è un posto dove prendere un caffè. E bisogna arrivare in corso Cefalonia o in piazzale Azzolino. Che stanno lì a due passi, ma, magari, per chi il caffè vorrebbe berselo in piazza, non è la stessa cosa. 


«Non si può fare turismo senza servizi. È evidente la dissonanza fra la volontà amministrativa di fare marketing turistico e la realtà dei fatti». A parlare è Emanuele Luciani. Di mestiere fa la guida naturalistica e spesso si ritrova ad accompagnare in centro gruppi di visitatori che restano allibiti davanti alla sfilza di serrande abbassate. «In un luogo come la piazza, dove si concentrano gran parte delle iniziative organizzate dell’amministrazione comunale, gli esercizi commerciali non sono soltanto normali attività, ma servono a dare un servizio», prosegue Luciani. Che, qualche giorno fa, ha postato sui social una foto di piazza alle quattro di pomeriggio con una didascalia che dice che non c’era un locale aperto. Sotto s’è scatenato il dibattito, tra chi gli dà ragione, dicendo che la piazza principale del Comune capoluogo non può essere conciata così e chi difende i commercianti, fiaccati da due anni di pandemia e, adesso, dalle bollette schizzate alle stelle. 


Ma il discorso regge fino a un certo punto. Perché quello dei locali di piazza spesso chiusi è un problema non di oggi. Ora, che d’inverno di turisti in giro se ne vedono pochi non è una novità, ma c’è il teatro che ha riaperto i battenti. E l’immagine che la piazza dà di sera non è delle migliori. Non va meglio di mattina. Perché diverse attività aprono di pomeriggio e trovare un posto per fare colazione è un’impresa. Strano, si dirà, con gli uffici in centro e un paio di istituti scolastici superiori. Ma tant’è. Così la torrefazione s’è messa a servire caffè caldo ai clienti e la caramelleria, aperta da poco, che però fa orario solo pomeridiano, fa pure tè e tisane. Parla di «scollamento», Luciani. «In questi giorni – dice –, siamo a Dubai a promuovere Fermo a un mercato ricco com’è quello degli Emirati Arabi. Cosa offre Fermo a quella nicchia di mercato?». 


«Abbiamo partecipato a molte fiere e fatto molto marketing. Quello di Fermo è un turismo familiare, di singoli o coppie, quindi non organizzabile», aggiunge. E racconta di «varie coppie di olandesi, belgi e italiani del nord visti vagare per la città fra novembre e febbraio, fra negozi chiusi e monumenti non “parlanti”». «È questo lo scollamento: la volontà di essere città turistica e la realtà», spiega. E chiede «sessioni di ascolto delle esigenze e delle richieste, per trovare una strada comune». Ottima notizia, quindi, il quarto posto conquistato dalla città di Fermo per presenze turistiche nei primi nove mesi dell’anno scorso, dietro solamente, in classifica nelle Marche, a Senigallia, San Benedetto del Tronto e Numana. Ma, oltre al mare d’estate, ai musei e agli eventi che, pian piano torneranno, ai turisti servono servizi. Per completare un’offerta che, seppure in crescita, rischia di restare monca se non adeguatamente supportata anche dai servizi.

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