Bus, studenti in forte calo per il rientro in classe: «I controlli? Non abbiamo visto nessuno»

Mercoledì 12 Gennaio 2022 di Francesca Pasquali
Bus, studenti in forte calo per il rientro in classe: «I controlli? Francamente non abbiamo visto nessuno»

FERMO - Se è stato il Super Green pass o la didattica a distanza a svuotare gli autobus lo si capirà nei prossimi giorni. Fatto sta che, ieri, alle fermate, di studenti che scendevano e salivano ce n’erano meno del solito. A Fermo, il primo giorno del Green pass rafforzato sui pullman (lunedì le scuole erano chiuse per neve), è passato senza controlli. Come gli altri, raccontano i ragazzi. Quando, per salire sui bus, bastavano mascherina chirurgica e Green pass base.

 

«Mai visti controlli, né prima né adesso», dice una studentessa dell’Itet Carducci-Galilei. Sta alla fermata davanti all’istituto, in viale Trento, e aspetta il pullman per tornare a casa. «Diversi miei compagni di classe che non sono vaccinati, stamattina, hanno preso l’autobus. Se ci pensi, non ha senso», aggiunge. «A me hanno controllato solo il biglietto. Ero pronto a mostrare il Green pass sul telefono, ma il controllore è andato avanti.


«Nella mia classe – aggiunge un altro alunno del Montani – a essere vaccinati siamo solo in cinque o sei. E so di diversi compagni che hanno preso lo stesso il pullman, visto che i controlli, finora, non ci sono stati». Quelli che non hanno fatto i furbi, si sono arrangiati: qualcuno facendosi accompagnare dai genitori, altri – i più grandi – andando a scuola in macchina. Ora, i controlli dovrebbero farli le forze dell’ordine. Così, aveva disposto, a suo tempo, la Prefettura di Fermo, quando era stato introdotto il Green pass sui mezzi pubblici. Carabinieri e poliziotti avrebbero dovuto controllarlo alle fermate dei bus. Gli steward della Steat, invece, hanno il compito di controllare mascherine e distanze. Ma anche lì gli studenti delle superiori ne hanno da dire. Raccontano di giovani che, ieri mattina,


«Per me non c’è grossa differenza tra mascherina chirurgica e Ffp2, ma se ci dicono di usarne un tipo, così dobbiamo fare, altrimenti queste restrizioni non hanno senso», ragiona una studentessa ai maxiparcheggi. Si scambia uno sguardo con un’amica e sorridono dietro le mascherine. L’altra è stufa di questa situazione. Spiega che preferirebbe stare in Dad. Che sarebbe stato meglio aspettare un paio di settimane dopo le vacanze di Natale, prima di tornare a scuola. «Mi sarei sentita più sicura. Di classi in quarantena ce ne sono tante. Alcune sono metà a scuola e metà a casa. Non si può andare avanti così», dice.
Il peso
Dopo due anni di Covid, gli studenti sono provati. Vogliono certezze che, però, non arrivano. E vedono troppe contraddizioni. «Guardate quello che è successo la settimana scorsa – incalza un ragazzo del Liceo artistico Preziotti-Licini –: dovevamo tornare a scuola il 7, ma è stato deciso di farci restare a casa anche l’8. Poi ci hanno detto che avremmo fatto la Dad. Poi che lunedì la scuola era chiusa per neve».

 

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