Sguardo e inchino, il segno della pace al tempo del Covid. Oggi il ritorno nelle messe, vietati abbracci e stretta di mano

Don Osvaldo Riccobelli
Don Osvaldo Riccobelli
di Chiara Morini
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Domenica 14 Febbraio 2021, 07:00

FERMO - Torna oggi lo scambio della pace nelle celebrazioni eucaristiche. Nessuna stretta di mano, abbraccio, o altro contatto fisico, però, come la normativa anti-Covid richiede ancora, bensì gesti simbolici ed esteriori che il sacerdote che celebrerà la messa, comunicherà all’inizio della stessa, come potrebbe già essere capitato a qualche fedele nel caso abbia partecipato alle prefestive di ieri pomeriggio.

 
Il lockdown
La stretta di mano accompagnata dalla frase «la pace sia con te» era stata eliminata alla fine del lockdown, nel mese di maggio 2020, quando dopo la chiusura, le chiese tornarono ad aprire pur con molte limitazioni per contenere la diffusione della pandemia. Le celebrazioni furono vietate a lungo, e per tornare, oltre al distanziamento sui banchi, è stato introdotto questo divieto. «Il dono della pace è parso così importante ai Vescovi italiani riuniti all’ultimo Consiglio permanente della Cei, tanto da suggerire di ripristinarlo dopo i lunghi mesi di sospensione dovuta al tentativo di limitare il più possibile il contagio da Covid-19» spiega il direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, Don Osvaldo Riccobelli.


Il gesto
Un gesto che, per quanto simbolico, assume una grande importanza per il fedele. Tanto grande, quanto è sincera la condivisione che se ne fa. Tradotto: il fedele può renderlo importante se in grado di andare al di là del semplice segno. «Per i fedeli è importante non solo come segno che ritorna, ma diventa denso di significato se la condivisione viene vista come un dono», e qui a spiegare l’importanza pastorale di questo simbolo è il vicario diocesano per la pastorale, don Giordano Trapasso.

«Si deve avere la disponibilità a superare ogni ira e rancore – dice Trapasso – prendendo il dono ricevuto dall’alto e condividendolo con il fratello o la sorella». Ma si sa, il fedele ha bisogno, spesso, del gesto o segno esteriore e quindi, come detto, non troverà più, almeno per il momento, la stretta di mano. Recependo la reintroduzione dello scambio della pace, la Diocesi ha quindi deciso di dare un’indicazione su come reintrodurlo. Il suggerimento è quello «di ripristinarlo evitando strette di mano ed abbracci per via del distanziamento. Sarà per questo sufficiente, al momento della pace, guardarsi negli occhi, intercettando lo sguardo dei fratelli e sorelle più vicini, magari facendo anche un piccolo inchino del capo e ponendo le mani giunte davanti al petto».


Il momento
Il momento in cui si farà è sempre lo stesso, poco prima della Comunione: del resto il significato è sempre uguale, anche se cambia il modo. Per evitare confusione il sacerdote dovrà magari annunciare all’inizio le modalità e le motivazioni per cui c’è questo cambiamento. E già qualcuno, nei mesi scorsi, l’ha messo in pratica anticipando i tempi della Cei. 

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