Casina, ultima chiamata contro la vendita a Fermo. La Lega in pressing ma Calcinaro tira dritto

Casina, ultima chiamata contro la vendita a Fermo. La Lega in pressing ma Calcinaro tira dritto
Casina, ultima chiamata contro la vendita a Fermo. La Lega in pressing ma Calcinaro tira dritto
di Chiara Morini
3 Minuti di Lettura
Venerdì 14 Ottobre 2022, 05:20

FERMO - «Se c’è la possibilità di bloccare o sospendere la vendita della Casina delle Rose, a pochi giorni dalla scadenza, lo si faccia e si esamini più a fondo la proposta della Fondazione Italiani, la Casina deve rimanere pubblica»: così il gruppo consiliare della Lega, ieri mattina, a proposito della vendita dell’ex hotel in cima al Girfalco. La questione è nota, la scorsa estate sono stati prorogati i termini della gara di alienazione, con un primo esperimento lo scorso mese di settembre andato deserto, e una nuova proroga, automatica, con scadenza il prossimo lunedì 17 ottobre. 


L’attesa


Pochi giorni, o ore se si preferisce, per conoscere se ci sarà un acquirente. Nei giorni scorsi s’è saputo che la Fondazione Italiani aveva fatto una sua proposta, e in merito il gruppo del Carroccio ha presentato un’interrogazione. «Abbiamo preso atto – commenta il capogruppo Lorenzo Giacobbi – della proposta della Fondazione, disponibile a riqualificare l’immobile a costo zero, mantenendo la proprietà pubblica, quindi del Comune, in cambio della possibilità di gestirla per un periodo di tempo per scopi filantropici. La proprietà potrebbe rimanere pubblica, mentre si rischia che si venda il bene del Comune, ci potrebbero essere proposte». Giacobbi, dopo aver fatto richiesta di accesso agli atti, riferisce che il 19 settembre è arrivata la proposta della Fondazione, il 29 c’è stato un consiglio comunale, ma non se ne è parlato, e poi, aggiunge: «Il 4 ottobre il sindaco ha risposto che in caso di interesse potevano partecipare all’asta». E il consigliere Gianluca Tulli, aggiunge che «riguardo la questione turistico-ricettiva, in passato ci sono stati pure dei gruppi che sono venuti, ma dopo le valutazioni avevano ritenuto che non fosse sostenibile, intendo non conveniente, e quello che mi chiedo è proprio questo: se fino ad oggi non c’è stato nessuno, come si può pensare che ci sarà in futuro? Sarebbe opportuno mettersi attorno a un tavolo e capire di più questa proposta. Rischiamo di perdere un altro angolo di città». E il terzo consigliere leghista, Luciano Romanella, va oltre, parlando di «un territorio debole, senza politica, gruppi consiliari di destra non ce ne sono, tranne noi dell’opposizione. E dico che forse siamo gli unici a stare fra i banchi della minoranza insieme a Pd, Movimento Cinque Stelle, e una lista civica di Sinistra. Se non torna la politica, il territorio scompare». Dal canto suo il sindaco Paolo Calcinaro spiega le motivazioni della decisione dell’amministrazione: «Ci hanno parlato di un periodo congruo con finalità culturali e sociali – spiega – ora, per quanto riguarda la cultura, il nostro polo culturale lo stiamo già creando a Fontevecchia. Per il sociale, comprese marginalità e accoglienza, al Girfalco direi proprio di no».


Gli sviluppi


Ma c’è la volontà politica del turistico-ricettivo: «Questa amministrazione punta ad accrescere il turistico-ricettivo, per mantenere le presenze in città. Le finalità della Fondazione sono fuori dagli obiettivi. La ristrutturazione è stata una delle opzioni, ma poi abbiamo deciso per la vendita. Per quanto questa possibilità era stata tentata già due volte dall’allora amministrazione Brambatti, ma anche in quel caso due furono le gare deserte. Quanto alle destinazioni, chiunque in futuro può cambiarle». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA