Rispunta la Casina delle Rose, pressing sull'albergo dei decenni d'oro. La Demos: «Fate decidere i cittadini»

Rispunta la Casina delle Rose, pressing sull'albergo dei decenni d'oro. La Demos: «Fate decidere i cittadini»
Rispunta la Casina delle Rose, pressing sull'albergo dei decenni d'oro. La Demos: «Fate decidere i cittadini»
di Francesca Pasquali
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Giovedì 3 Marzo 2022, 07:45

FERMO - E se a decidere il futuro della Casina delle Rose fosse la gente? Quella che l’ex albergo del Girfalco se lo ricorda per le serate mondane e i balli eleganti. E quella più giovane, che non l’ha mai visto aperto. L’idea la lancia Demos, associazione di promozione sociale abruzzese. La costola fermana è nata da poco. La Casina delle Rose è il primo «progetto partecipativo».

Tre le fasi. La prima è rivolta agli esperti volontari. Architetti, storici e artisti chiamati a dare «un contributo di conoscenza». Ci sarà un avviso pubblico con cui saranno invitati a partecipare. Nel frattempo, si attiveranno i gruppi di lavoro. Cittadini che, sulla base delle indicazioni degli esperti, daranno «un parere informato». La terza è l’assemblea plenaria, aperta a tutti, dalla quale uscirà la proposta definitiva che, per l’estate, dovrebbe essere consegnata al Comune. Detto così sembra complicato. E un po’ macchinoso. Ma il sistema è stato rodato ad Ascoli, per l’esternalizzazione dei servizi della biblioteca comunale. Alla fine, il Comune ha cambiato strada. Certo, un conto sono i libri in prestito, un altro il futuro di un immobile “simbolo”, chiuso da decenni. Sul quale Demos dice di non avere una posizione predefinita e di voler solo proporre un metodo di lavoro.

Anche se, a sentire quelli che si sono ritrovati ieri pomeriggio per presentare l’iniziativa, la linea che trapela è quella di far restare l’ex albergo in mano pubblica. «La Casina è un bene pubblico della comunità fermana, con una sua storia, una cultura e una destinazione», spiega Carlo Di Marco. Per il presidente dell’associazione, il connubio di esperti che «analizzeranno profili storici e culturali dell’immobile, facendo uscire le soluzioni possibili», gruppi di cittadini che le approfondiscono e l’assemblea allargata che «elaborerà una proposta definitiva, non minimamente influenzata dai partiti», è la strategia vincente. Della partita, volendo, potrà far parte anche il Comune che «sarà sempre invitato alle iniziative di democrazia partecipativa e ai tavoli di lavoro» e «potrà decidere se tener conto o no della proposta finale».

Un’opportunità in più per la Casina delle Rose che, lo scorso dicembre, il Comune ha deciso di rimettere in vendita, dopo averla depennata, un anno e mezzo prima, dal Piano delle alienazioni con l’idea di farne uno studentato/albergo estivo. «L’amministrazione non sa cosa fare e non ha le idee chiare», dice l’associazione e invita le altre a fare squadra. «Già vendere la casetta del custode è stato un errore enorme. Non è accettabile che un altro bene culturale non sia più pubblico, senza un minimo di coinvolgimento della cittadinanza», rimarca Elvezio Serena, da sempre contrario alla vendita della Casina. Il presidente onorario di Italia Nostra sottolinea «la grossa necessità di avere quell’albergo pubblico, funzionante e con una gestione privata». «Speriamo – chiosa Demos – che, con la pressione dei cittadini, l’amministrazione senta il dover di rendere conto delle scelte che fa nel momento in cui decide di sbarazzarsi di cose che sono di tutti. Perché non si ripeta l’errore fatto con l’area di Santa Lucia».

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