Braccianti sfruttati e minacciati, quattro arresti per caporalato, una società operava nelle Marche

Braccianti sfruttati e minacciati, quattro arresti per caporalato, una società operava nelle Marche
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Venerdì 5 Novembre 2021, 02:40

FERMO - La Guardia di Finanza di Avezzano in collaborazione con l’ispettorato Territoriale del Lavoro dell’Aquila, ha dato esecuzione, a 4 misure cautelari, una in carcere e tre ai domiciliari, nei confronti di un imprenditore di un comune a cavallo fra Fermo e Ascoli e di tre pachistani, ritenuti responsabili di sfruttamento del lavoro aggravato in concorso commessi nei confronti di decine di loro concittadini.

 
I controlli
Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Avezzano, Maria Proia su richiesta della locale Procura, trae origine da un’attività investigativa avviata e condotta , tra i mesi di marzo e ottobre, dalle Fiamme Gialle e dall’ Ispettorato del Lavoro nell’azienda agricola Valli di Marca che ha la sede a Trasacco. In mattinata è stato rintracciato un socio dell’azienda, Massimo Vagnoni, 51 anni, difeso dagli avvocati Raffaele Mezzoni, del foro di Avezzano, e Amedeo Di Odoardo, del foro di Teramo e posto ai domiciliari nella sua abitazione delle Marche e un pakistano, Mahaumud Afzal anche lui ai domiciliari.

Il presidente della cooperativa pakistana, accusato di caporalato, Itbal Shafqat, e il socio, Shah Aussain, che vengono ricercati da ieri mattina non sono stati trovati, ma sembra che siano ritornati in patria per sfuggire all’arresto.

Le indagini hanno consentito ai finanzieri, coordinati dal capitano Luigi Falce, di individuare che gli indagati reclutavano manodopera per destinarla al lavoro presso l’azienda e ponevano ai lavoratori un carico di lavoro per 10/12 ore al giorno, minacciandoli di licenziamento e negazione di ulteriori impieghi lavorativi in caso di un loro rifiuto alla paga di 5 euro lordi l’ora. Oltre a questo, vengono contestate presunte violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro: mancata sorveglianza sanitaria; mancata formazione dei lavoratori; dispositivi di protezione acquistati – o pagati – dai lavoratori.

Tute, guanti e stivali distribuiti dal caporale ai lavoratori su loro richiesta e dietro pagamento di somme consegnate in contanti. Durante le numerose perquisizioni locali sono stati rinvenute e poste sotto sequestro la documentazione attestante le ore di lavori effettivamente svolte dai braccianti agricoli, la contabilità societaria dei lavoratori dipendenti; un personal computer in uso al caporale.

Dall’analisi del contenuto del pc è stata accertata una contabilità in nero che riguardava i singoli lavoratori e come questi venivano pagati. Sono stati anche sentiti decine di pakistani che avrebbero confermato le accuse contestate. Sul registro degli indagati è finito anche l’amministratore, M.V, 65 anni, dell’azienda agricola marchigiana.


La replica 
“Da anni operiamo nel Fucino- ha precisato- e la nostra azienda che dà lavoro a decine di braccianti si è imposta sul mercato grazie ad un prodotto di qualità. Lavoriamo per lo più le verdure che poi vendiamo alla grande distribuzione. Certo riusciamo a fare un valore aggiunto ma come imprenditore sono contro l’illecito arricchimento».
 

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