Fermo, l'ospedale del futuro finalmente prende forma: lavori entro luglio

Sabato 4 Luglio 2020 di Francesca Pasquali
Fermo, l'ospedale del futuro finalmente prende forma: lavori entro luglio

FERMO - Partiranno entro questo mese i lavori del nuovo ospedale. Premessi i dubbi più che leciti, questa dovrebbe essere davvero la volta buona. Almeno secondo gli ingegneri della Carron, la ditta che dovrà costruirlo. Ieri mattina il presidente della Regione ha fatto visita al cantiere.

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Non era previsto, ma Campiglione è sulla strada per Amandola e Luca Ceriscioli, che era a Fermo per un’inaugurazione all’Inrca e che più tardi è passato al cantiere dell’ospedale dei Sibillini, ha fatto una piccola deviazione. Con lui lo staff anconetano, l’assessore Fabrizio Cesetti e il consigliere Francesco Giacinti. Da lontano, a San Claudio, rispetto a qualche mese fa non sembra essere cambiato granché.
 
Il cemento
Ma, avvicinandosi, si vede la piastra di cemento su cui poggerà la struttura. E le enormi gru che, pezzo per pezzo, la monteranno. «Mezzi e persone sono pronti. I materiali sono stati ordinati. Appena arriva la certificazione dell’ente preposto, si parte», assicura la Carron. Il via libera tanto agognato è atteso a giorni. Un paio di settimane fa il Comune di Fermo ha rilasciato il permesso a costruire. Il passo successivo sarà la firma dell’integrazione di inizio lavori. Poi, finalmente, il cantiere potrà partire. Secondo il contratto, in tre anni l’ospedale dovrà essere finito, ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo. Della nuova struttura – 362 posti letto e 760 parcheggi su 56mila metri quadrati – si parla almeno da un decennio. Tra progetti e burocrazia, ritrovamenti archeologici e pandemie, quello dell’ospedale di Fermo è sempre stato un percorso a ostacoli. Rispolverato a più riprese in tempo di elezioni, adesso sembrerebbe davvero sul punto di essere costruito.
La visita
«Il Fermano se lo merita», dice Ceriscioli, mentre cammina per il cantiere. La carovana si ferma davanti una costruzione di cemento. È un prototipo per vedere come funzionerà l’isolamento sismico della struttura. «È unica nel suo genere. Così, non ce l’ha nessun altro», spiegano gli ingegneri. Di particolare ha che l’ospedale non poggerà direttamente sul terreno, ma sarà isolato da alcuni strati di materiale, in modo da renderlo più sicuro e stabile in caso di terremoti forti. «Sarà un ospedale unico. Richiamerà meno la tipologia classica e avrà un carattere più residenziale», dice Cesetti, che vede il presidio di Campiglione un po’ come la sua creatura. Dentro, i pazienti saranno divisi in base alla gravità delle condizioni di salute e non per patologia. Servirà per ottimizzare tempi e risorse. Fa l’elogio della sanità marchigiana, Ceriscioli. E ricorda le terribili settimane del Covid.
Il lavoro
«Grazie all’impegno e al lavoro di tanti, siamo riusciti a chiudere la curva molto prima del previsto e a risparmiare la vita a tante persone. È la dimostrazione che il sistema funziona». «La nostra sanità – prosegue – è a fortissimo traino pubblico. Nella nostra regione il privato è solo una minima parte. Questo non significa che sia sbagliato o non ci debba essere, ma serve a complemento di quello che fa il pubblico». Al cantiere c’è anche il direttore dell’Area vasta 4.
La chiosa
«Stiamo cercando di creare percorsi separati, per rendere l’ospedale pronto in caso di emergenza», dice Licio Livini, memore di quanto successo al Murri durante la pandemia. Poi bisognerà decidere che fare dell’attuale nosocomio alle porte del centro cittadino, da decenni punto di riferimento per la sanità locale. Ma per quello ci sarà tempo.

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