I calzaturieri fermani a Mosca: «Il rilancio dell’export non teme la guerra»

Domani nuova trasferta per l’Obuv dopo la lunga stagione delle fiere: da Camerlengo a Basso e Fabiani, sotto esame i mercati del futuro

I calzaturieri fermani a Mosca: «Il rilancio dell export non teme la guerra» (Foto d'archivio)
I calzaturieri fermani a Mosca: «Il rilancio dell’export non teme la guerra» (Foto d'archivio)
di Massimiliano Viti
4 Minuti di Lettura
Lunedì 13 Marzo 2023, 03:00 - Ultimo aggiornamento: 15:47

FERMO -  Parigi, Düsseldorf, Almaty e ora Mosca. Di fiera in fiera la calzatura fermana vola a caccia di export. Dopo il buon risultato di Micam Milano, la campagna vendite degli imprenditori calzaturieri fermani è proseguita con diverse manifestazioni, la cui presenza è stata favorita dagli incentivi di Regione Marche e Camera di Commercio Marche. Domani prenderà il via a Mosca l’Obuv Mir Kozhi, salone storicamente importante per le imprese presenti nel mercato russo. Saranno circa 25 le aziende fermane presenti su un centinaio di italiane iscritte.

 


Il passato


L’appuntamento moscovita giunge al termine di un tour piuttosto positivo.

Da domenica a martedì 7 marzo, circa 300 espositori con oltre 500 marchi internazionali, hanno esposto le loro collezioni invernali a Shoes Düsseldorf, l’ex Gds e poi Gallery. Folto il contingente italiano rappresentato da 187 marchi. Per Samuele Camerlengo (marchio Lorenzi) «c’è stata una buona affluenza. Più tedeschi e meno olandesi e belgi. Bisogna tenere presente che la stagione invernale non è andata benissimo causa clima troppo mite. Vanno meglio i negozi delle località turistiche rispetto a quelli delle grandi città. Quello tedesco mi sembra un mercato in ripresa, almeno sulla fascia medio alta. Soffre di più la fascia medio bassa». Alessandra Basso (marchi Alexander Hotto e Primabase) osserva: «Non è stata una fiera che verrà ricordata per l’affluenza e gli affari conclusi. Tutt’altro. I negozianti tedeschi hanno diversa merce ancora in magazzino e se sommiamo questo all’aumento dei prezzi e al contesto di incertezza abbiamo buyer che non comprano o comprano molto poco».


La Francia


Quasi in contemporanea, dal 3 al 6 marzo, a Parigi si è tenuta Premiere Classe che ha ospitato circa 400 marchi, il 70% internazionali. Soddisfatti gli espositori presenti. «Ho visto una platea di buyer internazionali degna delle migliori edizioni» afferma Alberto Fasciani, titolare del marchio omonimo. «Ottimo ritorno dei clienti che per qualche anno sono stati in stand by. In particolare department americani e asiatici. In sintesi bene l’evento e il supporto della Regione Marche per la nostra partecipazione» conclude l’imprenditore fermano. Anche Rocco Pistonesi (marchio Rocco P) traccia un bilancio positivo: «Affluenza notevole, come non si ricordava da tempo. Molti americani, qualche russo e si è rivisto qualche giapponese. Non sono mancati i francesi. Il problema è che, fatta eccezione per la collezione di qualche stilista straniero emergente, che osa un po’ di più, le altre proposte presentate al salone erano piatte e molto simili tra loro. Alcuni clienti di fascia alta, oltre ad acquistare la griffe, sarebbero disposti a spendere per prodotti nuovi ed interessanti. Ma non li trova. E nessuno cerca più sneaker, probabilmente perché ne ha comprate in abbondanza in passato».


L’Est


Le due manifestazioni erano state precedute dall’appuntamento “La moda italiana@Almaty”. «Il Kazakistan si dimostra in crescita. E la fiera è stata positiva» racconta Marino Fabiani. Il salone si è svolto dal 1° al 3 marzo con la presenza di 58 aziende italiane e oltre 90 brand. «Tutti gli espositori hanno lavorato bene. I buyer che sono arrivati ad Almaty, anche quelli provenienti dai Paesi più vicini, hanno dimostrato di amare il made in Italy. Non hanno badato tanto al prezzo ma all’estetica e alla qualità del prodotto. Cresce anche l’interesse da parte delle aziende italiane verso questo mercato. Infatti, il numero degli espositori è in aumento e lo sarà anche per la prossima edizione della fiera» conclude Fabiani. Anche il marchio Aldo Bruè segnala come Almaty sia «un luogo strategico importante per raggiungere clienti che hanno più difficoltà a muoversi. La fiera raduna anche buyer provenienti dalle vicine repubbliche e tutti supportati dalle camere di commercio locali». Infine, Loredano Corvaro (responsabile Russia e Csi per il calzaturificio Vittorio Virgili) che è più prudente: «Una buona fiera anche se non esaltante. C’è stata una presenza di visitatori in linea con le precedenti edizioni se non leggermente inferiore. Ciò non toglie che la presenza ti dà l’opportunità di monitorare mercato e tendenze».

© RIPRODUZIONE RISERVATA