Il possibile conflitto in Ucraina spaventa gli industriali calzaturieri per le esportazioni in Russia

Il possibile conflitto in Ucraina spaventa gli industriali calzaturieri per le esportazioni in Russia
di Massimiliano Viti
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Lunedì 31 Gennaio 2022, 09:35

FERMO - La sopravvivenza di diversi calzaturifici fermani dipende dalle decisioni di Putin. Il distretto segue con apprensione l’evolversi della situazione al confine tra Russia e Ucraina. «Lo scoppio di un conflitto sarebbe la mazzata finale per molti di noi» osserva Arturo Venanzi, responsabile del Laboratorio Russia e Csi all’interno di Assocalzaturifici.

Un’altra seria preoccupazione è l’applicazione di nuove sanzioni commerciali alla Russia da parte di Stati Uniti ed Europa e le eventuali ritorsioni da parte di Mosca: uno scenario che i calzaturieri fermani vorrebbero scongiurare. «Ci sarebbero ripercussioni gravissime per noi soprattutto se Putin a sua volta decidesse di non fare più affari con i paesi che applicano sanzioni commerciali verso Mosca, unico mercato che ha tenuto durante la pandemia» osserva lo stesso Venanzi del calzaturificio Franceschetti di Montegranaro.


Il mercato di riferimento

La Russia non è più da tempo la gallina dalle uova d’oro ma con la Germania rappresenta uno dei mercati di riferimento per le scarpe marchigiane. Un mercato che si è rivelato un salvagente da quando è scoppiata la pandemia. «Ci sono delle imprese che, hanno saputo operare bene sul mercato russo, nel 2021 e sono riuscite ad incrementare il fatturato rispetto al 2019. Se ciò non è ascrivibile a tutte le imprese, sicuramente la Russia ha risentito molto meno della pandemia rispetto ad altri mercati e ciò si è rivelato molto importante per il nostro distretto» afferma Venanzi. Un altro aspetto da tenere d’occhio è l’andamento del rublo. Marino Fabiani, imprenditore che ha dato il suo nome al calzaturificio con sede a Fermo, e punto di riferimento del distretto e di Assocalzaturifici per quanto riguarda il mercato russo, resta ottimista e non crede ad una invasione russa in Ucraina. Quanto alle paventate sanzioni commerciali crede che l’Europa e l’Italia dovrebbero avere la forza di prendere decisioni indipendenti e non dettate dagli Usa. «Non c’è nulla che fila lascio. Ci mancava anche questa grana» esordisce Fabiani che poi prosegue: «Per il momento i clienti russi e ucraini che ho sentito restano tranquilli. Gli affari stanno proseguendo regolarmente. Tra l’altro lo slittamento delle fiere come Micam (13-15 marzo) e Obuv (29 marzo 1 aprile) equivale ad una maggiore dilazione dei pagamenti verso questi clienti. E speriamo che per quelle date non succeda niente altrimenti tra crediti da incassare e scarpe prodotte e da spedire sarebbe un disastro» afferma l’imprenditore fermano che precisa: «Già stiamo subendo i rincari delle materie prime e dell’energia che non possiamo ribaltare sui nostri clienti perché i listini prezzi sono già stati diffusi. Ora corriamo il rischio anche di non incassare». Fabiani torna anche sulla questione dell’ingresso dei buyer russi vaccinati con Sputnik: «Per il momento non è cambiato nulla: i clienti russi non possono entrare. Speriamo che l’Italia autorizzi presto il loro ingresso così possono organizzarsi in tempo per venire al Micam» esorta Fabiani che rivela le insormontabili difficoltà che incontrano invece i clienti del Kazakistan ad ottenere il visto per poter arrivare in Italia.


Il vaccino Sputnik
«I dati di pre-vendita in Russia sono buoni. Se si sbloccasse questa situazione legata al vaccino Sputnik i nostri clienti potrebbero venire in Italia a fare affari, altrimenti la situazione resta bloccata» aggiunge Arturo Venanzi. Resta la spada di Damocle delle eventuali sanzioni commerciali dell’Occidente verso Mosca e il delicato equilibrio al confine tra Russia e Ucraina. Due eventualità che potrebbero cambiare il destino di molte aziende calzaturiere marchigiane.

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