Fermo e Ascoli agli addii, sarà scissione in Confindustria. Centro Adriatico, il 12 novembre l’assemblea di 700 soci voterà sulla separazione definitiva

Sabato 23 Ottobre 2021 di Massimiliano Viti
Fermo e Ascoli agli addii, sarà scissione in Confindustria. Centro Adriatico, il 12 novembre l assemblea di 700 soci voterà sulla separazione definitiva

FERMO  - Lo scioglimento di Confindustria Centro Adriatico si deciderà venerdì 12 novembre. A mezzogiorno è stata convocata l’assemblea generale in forma straordinaria dell’associazione che discuterà, e voterà, la fine del sodalizio nato nel luglio di quattro anni fa. E’ il contenuto della comunicazione spedita ai circa 700 soci dell’associazione all’interno della quale si fa riferimento a due sedi per la votazione che, anche se non specificato, sono quelle di Ascoli Piceno e Fermo.

 

 
Da questa convocazione si evince come la maggioranza della base associativa, ascoltata dal comitato di reggenza guidato dall’imprenditore di Grottammare Valentino Fenni, si sia espressa per la separazione tra Ascoli Piceno e Fermo e quindi per un ritorno alle origini. Lo scorso 26 aprile è terminata, anzitempo, la presidenza di Simone Mariani perché dal giorno successivo la gestione dell’associazione è stata affidata ad un comitato di reggenza formato dal collegio speciale dei probiviri federali di Confindustria nazionale. Oltre a Fenni i membri del comitato sono Franco Gaspari (impresa edile Gaspari Gabriele), Bruno Cardinali (Tecnofilm) e Sergio Ciavaglia (Global Service Italia).

Il compito principale affidato al comitato reggente era quello di esplorare la base associativa per vedere se c’erano le possibilità di rimettere in piedi i cocci oppure no. In un primo tempo la scadenza dell’operato del comitato di reggenza era stata stabilita al 30 giugno poi prorogata per altri 60 giorni. Evidentemente, da quello che emerso, la maggioranza degli imprenditori aderenti a Confindustria Centro Adriatico preferisce la scissione. Il peso rappresentativo delle due territoriali sarà inferiore ma meglio soli che male accompagnati, recita il proverbio. 


Ora sarà l’assemblea generale, convocata in forma straordinaria, a ratificare la volontà degli associati. L’articolo 36 dello statuto dell’associazione recita che lo scioglimento dovrà essere votato da almeno tre quarti (o meglio il 75%) del totale dei voti spettanti a tutti i soci. Successivamente, la stessa assemblea, con la maggioranza degli aventi diritto al voto, nominerà un Collegio di liquidatori composto da cinque membri e ne stabilisce i poteri. Ora la domanda è questa: gli imprenditori che vogliono la scissione e che hanno diritto al voto (per esempio quelli non in regola con il versamento delle quote non saranno ammessi) sono oltre 3 su 4? Senza pensare che se il 75% dovesse essere solo sfiorato ma non raggiunto si profilerebbe uno scenario peggiore. Indiscrezioni che circolano vogliono imprenditori impegnati (forse tardivamente) in una campagna elettorale per votare il no allo scioglimento e quindi cercare di ribaltare la volontà emersa negli ultimi mesi.

Una volontà maturata da una serie di azioni e comportamenti di reciproca sfida tra la componente ascolana e fermana. Un elenco che inizia il 4 novembre 2020, data delle dimissioni rassegnate dal vice presidente Giampietro Melchiorri, fino al famoso consiglio generale del 24 marzo 2021 al termine del quale vengono comunicate le espulsioni degli imprenditori fermani Andrea Santori e Fabrizio Luciani. Decisioni che, seppur annullate un mese dopo dai probiviri nazionali, avevano scatenato la protesta fermana con le conseguenti dimissioni dei probiviri e una trentina di lettere in cui le aziende fermane hanno revocato la loro iscrizione all’associazione. E da aprile l’operatività di Confindustria Centro Adriatico è notevolmente ridotta. 

 

Ultimo aggiornamento: 17:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA