Nuovi ospedali, si corre. Ma ora è allarme per i medici: «Servono incentivi per lavorare in montagna»

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Francesco Massi
Nuovi ospedali, si corre. Ma ora è allarme per i medici: «Servono incentivi per lavorare in montagna»

FERMO - «In questo momento la sanità in generale è in sofferenza, poiché mancano medici e infermieri. Aspetti dei quali si deve tener conto, per programmare i servizi anche legati al nuovo ospedale dei Sibillini e alla sanità dell’entroterra. Medici di base in pensione non sostituiti, servizi di guardia medica in difficoltà, mancanza di specialisti».

 

 
Il lavoro
Parte da questa premessa Gaetano Massucci, per 30 anni chirurgo e colonna dell’ospedale di Amandola, oggi in pensione e sindaco di Monte Vidon Combatte. Grazie alla sua esperienza ha uno sguardo realistico su ciò che serve nella sanità montana e dell’entroterra fermano in un momento decisivo per la sanità del Fermano visto che sono in corso di realizzazione ben due ospedali, quello di rete a Campiglione di Fermo e, appunto, quello di Amandola, destinato a diventare un punto di riferimento per l’interno. «Se consideriamo il nuovo ospedale dei Sibillini che sarà aperto – rimarca - vogliamo fare sogni o renderci conto che non ci sarà gente che andrà a lavorare in quel nosocomio? Ad esempio ci sono stati concorsi a Camerino e Macerata dove la partecipazione è stata bassissima. Attualmente i medici hanno la possibilità di scegliere il posto che vogliono, quindi si orientano in centri dove le garanzie per il proprio lavoro sono maggiori. Una situazione che, credo, durerà anche nei prossimi anni. Quindi bisogna fare i conti con questa realtà, per garantire servizi sanitari essenziali alla popolazione montana e dell’entroterra».


Gli sviluppi
Ma quale disegno di servizi vede necessari Massucci per il nuovo ospedale? «Pensiamo a una realtà possibile, vicina alle esigenze future del territorio. Dunque un reparto di Medicina con tutte le diagnostiche con attrezzature già a disposizione ed eventualmente altre in aggiunta, una lungo degenza e possibilmente anche una riabilitazione che potrebbe essere di tipo ortopedico-fisiatrico ma anche cardiovascolare. Poi qualche specialistica adeguata alla popolazione del territorio, come la geriatria, la prevenzione, la pneumologia. Parallelamente l’aspetto chirurgico non può essere sovrapponibile a quello di un ospedale di secondo livello come quello di Fermo. Quindi una chirurgia programmata per patologie di minore complessità per assistenza post operatoria, di bassa intensità e con degenze brevi. Ciò sgraverebbe anche di un certo peso l’ospedale di riferimento di Fermo. Questa è la mia idea – dice sempre Massucci – ma il nodo rimane lo stesso: i medici mancano a tutti i livelli, da quelli di base e per qualsiasi specializzazione».


Gli spostamenti
E allora, che fare? «Forti incentivi economici - continua il medico - per chi va a lavorare nei posti più disagiati. Prendiamo ad esempio un medico di base. Se può prendere mille mutuati a Porto San Giorgio nel giro di qualche centinaio di metri dall’ambulatorio, perché dovrebbe venire nel territorio montano e coprire più Comuni e frazioni lontani diversi km? Dicendo a un medico: se vai a lavorare in un ospedale periferico prendi, ad esempio, il doppio dello stipendio, sarà sicuramente motivato. Altrimenti come si aiuta la salute pubblica per coprire il territorio?». Per quanto riguarda la medicina di base nell’entroterra «occorre quindi spingere sulle equipe territoriali di medici, che possano coprire Comuni vicini, e che potrebbero organizzare, all’interno del gruppo, anche la guardia medica».

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