Dal Covid ai rincari, che pianto. Gli albergatori del Fermano: «Basta, qui rischiamo la chiusura»

Dal Covid ai rincari, che pianto. Gli albergatori del Fermano: «Basta, qui rischiamo la chiusura»
Dal Covid ai rincari, che pianto. Gli albergatori del Fermano: «Basta, qui rischiamo la chiusura»
di Serena Murri
4 Minuti di Lettura
Domenica 4 Settembre 2022, 03:35

FERMO - Albergatori alle prese con una stagione ingrata, non tanto perché siano mancati i turisti ma per ragioni legate alla permanenza nelle strutture. Uno dei primi effetti della pandemia è stata la contrazione dei giorni di soggiorno, le prenotazioni più gettonate sono state quelle dei weekend che arrivano, al massimo, alla settimana intera. Per di più, i rincari all’orizzonte non hanno di certo aiutato. Gianluca Vecchi, titolare dell’albergo Lanterna e presidente dell’Ataf, delinea un quadro della situazione.

I numeri

«La sensazione - dice - è che luglio e agosto siano andati peggio del 2021, abbiamo ravvisato un calo delle presenze dal 10 al 20 %, ancora per motivi legati al Covid che ha inciso molto ma molto di più rispetto al 2021 per via di tante prenotazioni annullate per chi è stato impossibilitato a muoversi avendo contratto il virus durante il picco tra il 10 e il 30 luglio». A incidere ulteriormente sull’andamento delle prenotazioni di quest’anno «è stato il discorso della crisi. Tante persone, per problemi legati ai rincari dell’energia e agli aumenti un po’ di tutti i prodotti, non si sono mosse o hanno ridotto i giorni di vacanza. Anche l’allarme ha inciso sulla paura delle persone nei confronti delle incertezze alle quali si va incontro per l’autunno e alla stangata di novembre». I dati definitivi delle presenze arriveranno verso metà ottobre, «ma l’andamento che verrà riscontrato - anticipa Vecchi - sarà questo. Quello che lamentiamo è una situazione drastica, dopo 2 anni di Covid e la crisi economica al terzo anno con il rischio di lockdown energetico al quale stiamo andando incontro. Siamo preoccupatissimi, al punto di essere arrivati a valutare di tenere chiuso per l’autunno. Ne parlavo in questi giorni con i colleghi ristoratori. Se il governo non mette mano ad azioni per calmierare i prezzi dell’energia, saremo in tanti a prendere in considerazione l’ipotesi della chiusura. Vanno calmierati i prezzi del gas e dell’energia. Noi che possiamo farci, se non subirli? Devono togliere le accise. Hanno abbassato l’Iva ma senza creare facilitazioni, non ha senso. Per noi l’Iva non rappresenta un costo ma con l’energia a questi prezzi non si riesce ad andare avanti. Quella piccola speranza di uscire dalla crisi post Covid, è stata neutralizzata ampiamente».

Le visite

Turisti ce ne sono stati «ma ben pochi - continua -. Con il 28 agosto le strutture si sono pressoché svuotate. Si è accorciata la permanenza media. Sono diversi i turisti che arrivano solo per il weekend. Tranne le due settimane centrali di agosto in cui eravamo pieni, ma riempire un albergo solo per due settimane non regge. La nostra occupazione media è scesa al 30% e quest’anno le nostre aziende non riescono ad andare avanti». Dunque, siamo ben lontani dal poter contare sulla destagionalizzazione, «ora cominciamo con il turismo religioso che ricomincia ma i problemi restano. Speriamo che quanto prima ci siano interventi statali nei confronti delle aziende». In questi anni il turismo è cambiato ed è diminuito il tempo del soggiorno, «spesso anche la politica dimentica - chiosa Vecchi - che arrivi e presenze non sono la stessa cosa, per un weekend di due persone le presenze sono due ma per una settimana sono di 14 giorni. È questo a fare la differenza. Occupando le camere solo nei weekend, i giorni della settimana restano scoperti e non sono sufficienti a coprire i costi di gestione».

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