Cinque 20enni identificati per la rissa a Bambinopoli: «Ma è allarme giovani, non lasciamoli soli»

Martedì 13 Aprile 2021 di Serena Murri
Cinque 20enni identificati per la rissa a Bambinopoli: «Ma è allarme giovani, non lasciamoli soli»

PORTO SAN GIORGIO - Allarme giovani. Dopo i fatti dello scorso fine settimana e la rissa iniziata su via Oberdan e finita su piazza Bambinopoli, mentre le forze dell’ordine stanno cercando di identificare tutti i colpevoli (coinvolte almeno venti persone, tutte giovanissime) la città s’interroga su un episodio preoccupante e non isolato. Fra le prime misure prese della polizia che sta effettuando le indagini, l’identificazione di 5 ventenni residenti in un altro Comune, che erano a Porto San Giorgio senza motivo. Si tratta di ragazzi già incappati in controlli del genere che rischiano ora una multa raddoppiata.

 

Fra i protagonisti del violento tafferuglio sia italiani che stranieri. Ma, in generale, questi fatti lasciano i residenti sconcertati di fronte a fenomeni così improvvisi, vedendo ragazzi così giovani coinvolti in esplosioni così violente. Un fenomeno che riguarda anche i minorenni e che si sta verificando anche in altre città.

I social

La discussione ha tenuto banco sui social in questi giorni, come era facile immaginare, e c’è chi colpevolizza i genitori, rei di non impartire un’educazione sufficientemente rigida ai figli, chi demanda la soluzione alle forze dell’ordine. Sebbene il ruolo delle istituzioni sia centrale e decisivo nella gestione cittadina, quando si verificano fenomeni di gruppo come accaduto sabato prima in via Oberdan e poi nei pressi di piazza Bambinopoli, appare chiaro che il problema sia a monte. I ragazzi, oltre a risentire in maniera particolare delle recenti restrizioni e dell’isolamento forzato al quale sono stati purtroppo costretti nell’ultimo anno, vivono in un clima di insofferenza quando possono uscire. Anzi, le uscite diventano l’occasione - ovviamente sbagliata - per sfogare rabbia e frustrazione, spesso sui coetanei, con qualsiasi pretesto. I violenti litigi sono spesso per futili motivi. «Succede da sempre - commenta l’assessore al Sociale, Francesco Gramegna -: di certo il lockdown non aiuta. In questi casi la colpa non è di nessuno oppure è di tutti, nel senso che non si possono attribuire colpe soltanto alle famiglie o soltanto ai giovani. Ritengo sia un errore colpevolizzare i genitori a prescindere o richiedere azioni più dure da parte delle forze dell’ordine in questi casi. Quello che manca, probabilmente, è l’ascolto di questi giovani, cosa che deve essere fatta da esperti del settore. Poi, la cosa migliore è la collaborazione tra tutte le istituzioni, previo il coinvolgimento dei ragazzi. Nello stesso tempo le famiglie non possono pensare di delegare l’educazione dei ragazzi solo alla scuola o alla parrocchia». Secondo Gramegna i ragazzi devono sentirsi più protagonisti dei luoghi in cui vivono, solo così si riesce a responsabilizzarli. «Stiamo cercando con il centro polifunzionale giovanile - ricorda - in collaborazione con il centro Don Bosco e il ricreatorio Sangiorgio di mettere insieme una collaborazione e riprendere il discorso del progetto messo in campo un anno fa con “Ci sto a fare fatica” (ragazzi che hanno ripulito i muri della città, ndr) e allargarlo con l’obiettivo del coinvolgimento dei giovani anche per fare dei murales».

La responsabilità

«Iniziative - chiosa - che servono per cercare di raggiungere i giovani e renderli protagonisti del luogo che vivono tutti i giorni. Affidargli il posto in cui vivono affinché possano gestirlo, dandogli la responsabilità di quel luogo. Fare leva sui loro interessi e sulle loro passioni, per fare musica e arte offrendogli un’alternativa con cui esprimersi. Lo sfogo non deve essere il modo per diventare protagonisti attraverso la violenza».

 

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