Cesare Rossi morto per il Covid, aveva 72 anni. Fu il promotore dell'aviosuperficie di Montegiorgio

Domenica 9 Maggio 2021 di Francesca Pasquali
Cesare Rossi morto per il Covid

FERMO - S’è aggravato all’improvviso, Cesare Rossi. Il trasferimento all’ospedale regionale di Torrette” dal Covid Center di Civitanova non è bastato a salvarlo. Venerdì sera, se l’è portato via il Coronavirus, ennesimo tributo che il Fermano paga alla pandemia.

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Era conosciutissimo, Rossi, che aveva 72 anni. Presidente dell’Aeroclub Picenum, è stato la mente dell’aviosuperficie di Montegiorgio. Perché volare era la sua passione. E voleva trasmetterla agli altri. Era stimato per l’impegno che metteva in tutto quello che faceva. Come quando, nel 2013 e nel 2015, aveva portato nel Fermano lo spettacolo delle Frecce Tricolori.


Il cordoglio
Tanti i messaggi di cordoglio affidati ai social da chi lo conosceva. Il sindaco di Montegiorgio, Michele Ortenzi, lo ricorda «innamorato della vita, con una grandissima passione: volare! Persona educata, colta, gentile, affabile, cordiale e disponibile con tutti». «Era un vulcano di idee – prosegue il messaggio –, credeva fermamente nella funzione strategica che l’aviopista di Montegiorgio avrebbe potuto rivestire sotto ogni punto di vista. Con la sua passione smodata e il suo attaccamento viscerale per questo territorio ha sempre saputo trasmettere voglia di fare, di intraprendere, di osare».


Stabile la curva
Si mantiene, intanto, stabile la curva dei contagi. Ieri, nel Fermano, i nuovi casi sono stati 22. Sotto quota cinquecento i positivi nella nostra provincia. Porto Sant’Elpidio il Comune con più contagi (98), seguito da Sant’Elpidio a Mare (83) e Fermo (64). A scendere, Montegranaro (32,), Porto San Giorgio (26), Altidona (23), Monte Urano (19) e Montappone (17). Proprio sul Comune del Distretto del cappello sono concentrati gli occhi. Attenzionato dalla Regione assieme ad altri sei Comuni, in attesa di sapere se saranno adottate misure restrittive per contenere i contagi. La decisione dovrebbe arrivare domani. «I casi sono in calo. Dai 19 di mercoledì, siamo passati a 17, di cui quattro residenti, ma non domiciliati a Montappone», fa sapere il sindaco Mauro Ferranti.

Una decina di giorni fa, il Comune che conta poco meno di 1.700 abitanti s’è risvegliato con un’impennata di contagi. Frutto, probabilmente, di un focolaio scoppiato in un bar, dove s’era recato un uomo di un paese vicino. I positivi si concentrano in due famiglie. Tre i ricoverati in ospedale, non in gravi condizioni, di cui due del focolaio di questi giorni. Si dice «sbigottito», Ferranti, dell’attenzione piombata sul piccolo paese. Soprattutto perché, lui, che Montappone fosse a rischio chiusura, l’ha saputo dai giornali. «Fa rabbia. Se c’è da attenzionare un Comune, il primo a essere informato deve essere il sindaco. Che rispondo ai miei concittadini che mi chiedono che succederà da lunedì?», si domanda.


Stabile anche la situazione dell’ospedale “Murri”, dove ieri i pazienti positivi erano 43 (4 in Terapia intensiva, 4 in Area semintensiva, 33 in Malattie infettive, 2 in Pronto soccorso). All’Inrca, ieri, i ricoverati con il Covid erano 15, nella Rsa di Campofilone 30. Proprio la struttura sanitaria della Valdaso, ieri, ha concluso le vaccinazioni. Cinquecento le persone che hanno ricevuto la seconda dose di Pfizer, tra disabili, familiari e caregiver, tutti del Fermano. «È stata un’esperienza molto positiva – fanno sapere dalla Rsa –, la struttura moderna, con ampi spazi, ha permesso di eseguire tutte le operazioni in massima sicurezza, mantenendo il necessario distanziamento e rispettando i tempi di prenotazione». Proseguono, intanto, i controlli anti-contagio. Otto le multe elevate dalla Polizia di Fermo venerdì notte, tutte per violazione del coprifuoco.

 

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