La direttrice dell'Asur Marche: «I medici? No all’obbligatorietà dei vaccini, dovrebbe essere una scelta deontologica»

Martedì 11 Maggio 2021 di Francesca Pasquali
Nadia Storti, direttrice dell'Asur Marche, ieri a Civitanova

FERMO - S’è presa quasi un mese di tempo, Nadia Storti. Prima di parlare, la direttrice dell’Asur Marche, reggente dell’Area vasta 4 dopo le dimissioni di Licio Livini, ha voluto studiare la situazione della sanità in provincia di Fermo.

Dottoressa, cos’ha trovato al suo arrivo in via Zeppilli?
«Un’Area vasta molto costruttiva, con un buon livello di gestione della parte sanitaria e una copertura vaccinale molto elevata. Abbiamo un centro a Fermo, dove vacciniamo con il nostro personale e ambulatori vaccinali di prossimità, importanti perché vicini agli anziani che evitano, così, di spostarsi».

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Che ne sarà dei centri periferici con l’abbassarsi dell’età dei vaccinati?
«Non sono per la chiusura, ma per un ulteriore sviluppo. Questa campagna vaccinale non finirà qui. Probabilmente, sarà necessario anche nei prossimi anni un ulteriore richiamo, magari associato con l’antinfluenzale. È importante che la macchina organizzativa messa in piedi non venga abbandonata. Perché la vaccinazione è efficace se fatta in tempi stretti».


Che farete con i sanitari che non vogliono vaccinarsi?
«Stiamo aspettando indicazioni. Intanto, attenzioniamo il rispetto delle norme di sicurezza, in modo che anche il non vaccinato non faccia danno a sé e agli altri. Ma un operatore sanitario non dovrebbe aver bisogno dell’obbligatorietà. Quella di vaccinarsi dovrebbe essere una scelta deontologica».


Com’è la situazione all’ospedale Murri?
«Da maggio, abbiamo iniziato ad aumentare le sedute operatorie non solo per gli interventi in urgenza ed emergenza, ma anche per l’attività chirurgica programmata. Se ancora non siamo al completo, è per due problemi».


Quali?
«L’Area vasta 4 è punto di riferimento di Malattie infettive di tutta l’Asur regionale e, avendo questo ruolo di riferimento, deve ancora mantenere dei posti letto di Terapia intensiva. È la normativa sul distanziamento dei posti letto che ci ha portato ad averne un numero inferiore e, quindi, a meno interventi». 


Restando al Murri, è vero che il robot chirurgico andrà ad Ascoli?
«Il robot si mette dove serve, dove ci sono i professionisti in grado di farlo funzionare. Non è un premio, ma un modo di operare che accelera l’intervento e permette di guarire prima. C’è un gruppo tecnico che si riunisce domani (oggi, ndr) e che valuterà gli interventi chirurgici che potranno essere fatti in robotica. Potrebbe essere un robot o sistemi di service che possono essere messi in più ospedali. Di sicuro, la chirurgia del futuro merita questa tecnologia e Fermo, in questo, avrà un ruolo».


Quando aprirà, invece, la Medicina di Amandola?
«Stiamo aspettando i collaudi finali. Ho in programma di visitarla insieme ai tecnici dell’ospedale, per poi decidere come e quando. Voglio capire i bisogni della popolazione e metterci le cose che servono in questo momento».


Che pensa delle dimissioni di Livini?
«Ha fatto una scelta. Siamo stati colleghi. Lo stimo e lo rispetto».


Ma quando si saprà il nome del nuovo direttore dell’Area vasta fermana?
«La prossima settimana scade la presentazione delle domande. Poi ci saranno la valutazione dei titoli e la selezione della terna da cui la Regione sceglierà. Dovrà essere un professionista bravo e avere a cuore il lavoro che fa, indipendentemente dalla terra di provenienza».


S’avvicina l’estate. È preoccupata per le riaperture?
«Un po’ timorosa, perché abbiamo visto quello che è successo in precedenza. È essenziale che le persone capiscano che non è vero che il Covid non esiste, che si muore di Covid, che la malattia è molto grave e che non finirà quest’anno, ma che dovremo conviverci ancora per diversi anni. Dobbiamo rispettare il nostro prossimo. È l’unica soluzione che, insieme ai vaccini, ci porterà fuori».

Ultimo aggiornamento: 10:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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