Con la fase 2 Covid tornano anche le lucciole, ma ora i locali del centro insorgono

Domenica 7 Giugno 2020
Porto Sant'Elpidio, con la fase 2 Covid tornano anche le lucciole, ma ora i locali del centro insorgono

PORTO SANT’ELPIDIO - La fase due, la possibilità di viaggiare tra regioni in particolare riapre una piaga a Porto Sant’Elpidio. Non sono solo i turisti ad arrivare, sulle strade ricominciano a farsi vedere le prostitute, nelle traverse del centro, lì dove i ristoratori devono stare attenti alle distanze da far mantenere ai clienti, alle sanificazioni, alle mascherine.

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È dal comparto dei locali della movida, ristoranti, bar, pub, gelaterie, che arrivano le segnalazioni per le signorine in minigonna e tacco 12 intente a lavorare. Niente a che vedere con le 70 che si contavano 5/6 anni fa sulla statale.
 
Il daspo urbano, il regolamento di polizia, i controlli a tappeto, le retate, gli interventi del sindaco Franchellucci che gli hanno fatto guadagnare il titolo di sindaco sceriffo per l’idea di fotografare le belle di notte nel momento della contrattazione con i clienti e metterle su Facebook, tutto questo lavoro contro qualcosa che, per tante donne è sfruttamento, per altre è mestiere consapevolmente scelto, e che in Italia, non è reato, ha contribuito a ridurre sensibilmente il fenomeno che con il lockdown si era azzerato. 
Le segnalazioni
Adesso però le lucciole ricominciano a brillare, segno che i clienti sono tornati e così si moltiplicano le segnalazioni per certe presenze davanti ai negozi alle undici di sera, mezzanotte. «Non è possibile! Noi dobbiamo far rispettare il distanziamento, regole su regole altrimenti prendiamo la multa, mentre queste non badano al distanziamento, lavorano in nero e passeggiano in centro» lamenta un ristoratore che invita il giornale a trattare l’argomento per sollecitare le istituzioni a non prendere l’alert sottogamba. 
Le due facce
«Le cose sono due, o il Coronavirus è un problema e bisogna stare attenti, dunque le signorine andrebbero allontanate, o il Coronavirus non è un problema e allora possiamo tornare a lavorare come prima» sollecita un’esercente che dice di aver avuto a che dire con una di queste ragazze davanti al negozio. A giudicare dalle segnalazioni arrivate, considerando che di belle in gonnella ce ne sono poche, si contano sulle dita di una mano, la sensazione è che le difficoltà sopportate in questi ultimi mesi abbiano ingigantito il disagio e l’insofferenza. In un contesto di restrizioni, emergenza sanitaria ed economica, il fenomeno della prostituzione accresce un generale clima d’intolleranza. «Non sono contraria alla prostituzione in sé, ognuno sceglie il mestiere che preferisce ma, se non è reato, si legalizzi, non è possibile che noi dobbiamo lavorare con la paura dei controlli e queste non le controlla nessuno» è una ragazza a commentare, ha un’attività in centro e non condivide la riapertura delle strade del sesso.

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