Maestra positiva, diciotto bambini in quarantena: «Ma non c'è bisogno di chiudere la scuola»

Martedì 29 Settembre 2020 di Laura Meda
Montegranaro, maestra positiva, diciotto bambini in quarantena: «Ma non c'è bisogno di chiudere la scuola»

MONTEGRANARO - Non scende l’allarme Covid a Montegranaro: prima i 15 ragazzi delle superiori in isolamento per essere entrati in contatto con un compagno positivo sull’autobus, ora 18 bimbi della primaria in quarantena precauzionale. L’allarme è scattato ieri mattina quando è arrivato il risultato su un tampone effettuato nei giorni precedenti a una docente della scuola primaria.

L’insegnante, in servizio nel plesso Capoluogo, era assente da giovedì 24 ed era stata un giorno solo insieme ai bambini. La scuola, rimasta chiusa in seguito alle elezioni, aveva infatti riaperto solo mercoledì 23.
 
La docente era rientrata al lavoro proprio quel mercoledì ma, già la sera stessa, aveva accusato lievi sintomi influenzali. Da qui la scelta di restare a casa nei giorni successivi e la richiesta di eseguire il tampone, effettuato poi lo scorso sabato.
Il risultato
Ieri il risultato, positivo, che ha fatto immediatamente scattare il protocollo anticovid: quarantena precauzionale per bambini e famiglie, tampone di controllo per tutti e sanificazione di ambienti scolastici e autobus. «Al momento – ha spiegato la sindaca veregrense Ediana Mancini – non è prevista l’interruzione delle attività scolastiche per gli alunni delle altre sezioni. La docente in questione insegna solo in quella classe e, con l’applicazione delle nuove norme anticovid che vietano qualsiasi attività extrascolastica, sono esclusi contatti tra bambini di diverse sezioni». In classe, continua la sindaca, si è lavorato con mascherina e rispettando le distanze, la speranza è che dunque, anche in questo caso, così come per i 15 studenti delle superiori, per i quali stanno arrivando i primi tamponi negativi, il contagio resti circoscritto a una sola persona, la docente, le cui condizioni di salute, tra l’altro, non destano preoccupazione.
La reazione
E i genitori come hanno reagito? «C’è un po’ di apprensione – risponde la sindaca – ma sono già stati tutti contattati dall’Asur per i tamponi e questo li ha tranquillizzati. Il Comune sta monitorando gli sviluppi dei primi test di controllo al fine di disporre eventuali ulteriori misure precauzionali. Al momento comunque sono ottimista». Molto meno ottimista è, invece, il direttore dell’Area vasta 4 Licio Livini, non per la situazione scuole, quella, anzi, è relativamente sotto controllo, ma per l’andamento generale dei contagi.
Il futuro
«Andando incontro alla stagione fredda – dice – vedo un futuro nebuloso. Fermo che è ospedale di riferimento per tutte le Marche sud, si sta “sporcando” come nei giorni della piena emergenza». Ad oggi sono 10 i positivi ricoverati presso il nosocomio fermano, tra cui un 40enne e un 50enne, dunque non solo pazienti anziani. E proprio sui ricoveri arriva la stoccata di Livini al sindaco di San Benedetto Piunti, che, nelle scorse settimane, si era mostrato restio ad accogliere pazienti provenienti da altre Asur. «Su 10 persone ricoverate a Fermo – spiega Livini – sette provengono da San Benedetto e ad oggi qui non abbiamo nessun fermano. Eppure non ci siamo tirati indietro come invece vorrebbe fare San Benedetto, questo non è l’atteggiamento giusto. Ognuno deve essere pronto a fare la sua parte se vogliamo affrontare al meglio le incognite della prossima stagione invernale».
I timori
Dunque è preoccupato? «Sì, lo sono, temo una recrudescenza del fenomeno perché con la stagione fredda sale il rischio di confusione tra Covid e malattie influenzali. L’invito dunque che rivolgo alla cittadinanza è quello di fare il vaccino antiinfluenzale, in modo da aiutare la diagnosi differenziale. Come Asur quest’anno lo abbiamo aperto anche ai bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, dunque occorre vaccinarsi e vaccinare i propri figli. E poi continuare a rispettare tutte le misure anticovid, distanziamento e mascherine in testa. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, anche perché non ci possiamo di sicuro permettere altri lockdown» .

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