Fermo, partono i tamponi fast ma è polemica sui controlli: «Ancora troppo pochi»

Giovedì 2 Aprile 2020 di Francesca Pasquali
Fermo, partono i tamponi fast ma è polemica sui controlli: «Ancora troppo pochi»

FERMO - Ancora troppo pochi tamponi. Per debellare il Coronavirus, nel Fermano servono controlli a tappeto. Ne è convinta la Cisl che torna sulla questione della mappatura dei contagi da Covid-19. «Conosciamo figli, mogli, mariti di positivi che attendono invano il tampone. Vorrebbero legittimamente sapere se hanno contratto la malattia, ma niente», denuncia il segretario regionale Giuseppe Donati.

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Da qualche giorno l’Area vasta 4 ha cambiato marcia. La linea dei tamponi solo sui sintomatici con febbre e problemi a respirare è stata abbandonata. Su indicazione dei medici di base, adesso i controlli si fanno anche a chi ha sintomi lievi e a chi vive con persone positive al virus. Dopo la prima sessione di lunedì, ieri mattina al campo di atletica di via Leti sono stati eseguiti altri quaranta tamponi con il “drive through”.
 
A fare da filtro c’era la Protezione civile. A dieci minuti di distanza una dall’altra, le persone in auto sono state controllate. La lista la fornisce l’Asur che fissa gli appuntamenti.
La giornata
Un controllo per verificare che la persona chiamata sia in macchina e i sanitari del Murri fanno il tampone dal finestrino. Poi l’auto riparte e, poco dopo, ne arriva un’altra. Tutto si svolge in pochissimo tempo. I risultati, appena pronti, vengono comunicati per telefono. Un sistema che funziona, dicono le infermiere da dietro le protezioni. Camici e mascherine, si sa, scarseggiano. Quando i tamponi si fanno a domicilio, ogni volta, bisogna buttare tutto. Così, invece, con un kit, si possono risparmiare i preziosi dispositivi di protezione e controllare parecchie persone. Si tratta di gente con sintomi lievi, conviventi di positivi al Covid-19 e di contagiati in via di guarigione, questi ultimi per sapere se sono diventati negativi al virus. Domani mattina si ricomincia con altre quaranta persone dentro altrettante macchine. Così, ogni due giorni. Alla Cisl, però, non basta. «Con circa settanta tamponi al giorno, tanti se ne riescono a fare a Fermo, dove vogliamo andare? Non basta aumentare il numero di laboratori che eseguono tamponi se poi non si trovano i reagenti per fare le analisi», dice caustico Donati. «Gli errori delle prime settimane, commessi soprattutto all’interno dell’ospedale, sono costati carissimo in termine di contagi, malattie e assenze di tantissimi operatori sanitari. Su tutto questo, al momento opportuno, dovrà essere aperto il doloroso capito delle negligenze delle responsabilità», prosegue, ricordando l’esposto alla Procura fatto dal sindacato. A preoccupare la Cisl è anche il ruolo dell’ospedale di Fermo nel dopo-emergenza.
Il periodo
«La situazione attuale non potrà reggere oltre i due mesi. Migliaia di prestazioni sanitarie rinviate, interventi chirurgici non eseguiti, visite specialistiche bloccate non possono essere tollerate a lungo. L’obiettivo primario sarà ripristinare quanto prima l’operatività del Murri», dice Donati e prosegue: «I 170mila cittadini di questo territorio hanno solo quest’ospedale e hanno diritto di averlo pienamente funzionante perché le altre malattie non attendono il Covid. I fermani hanno pagato più di altri nelle Marche la scelta sbagliata di non aver riattivato in tempo ospedali periferici per accogliere i malati positivi e salvaguardare l’unico polo ospedaliero dell’Area vasta 4. Il Murri dovrà tornare quanto prima alla sua attività normale o quasi, ma di certo con un ripensamento profondo sul modello organizzativo, strutturale e strumentale».
L’affondo
Poi l’affondo: «Da parte della Regione e dell’Asur, ci aspettiamo la medesima solerzia messa in campo al momento di pianificare i piani di attacco al Covid con accorpamenti, chiusure e spostamenti di reparti, nel predisporre un graduale ritorno alla normalità del Murri. Nessuno pensi minimamente di approfittare di quanto avvenuto per portare a termine ipotesi di un ulteriore ridimensionamento di servizi». Ieri, nel Fermano, sono stati registrati altri 4 casi di contagio. Il numero dei positivi sale così a 263. Le persone in isolamento domiciliare vigilato sono 699 (540 asintomatici e 159 sintomatici), 37 in più rispetto a martedì. Al Murri i ricoverati positivi sono 88, mentre l’altra sera è deceduto un anziano di 81 anni di Grottazzolina.

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