Parcheggio pieno ma negozi deserti: caccia alle scorte all'iper temendo le chiusure Covid

Domenica 25 Ottobre 2020
Fermo, parcheggio pieno ma negozi deserti: caccia alle scorte all'iper temendo le chiusure Covid

FERMO - Il parcheggio pieno e i negozi deserti. Si salva solo l’ipermercato, con i carrelli stracolmi da svuotare nei bagagliai. Niente passeggio e vetrine sbirciate. Niente pizzette mangiate strizzando l’occhio a vestiti e scarpe.

Un sabato mattina che non sembra un sabato mattina, quello di ieri, al centro commerciale di Campiglione. Potrebbe essere l’ultimo weekend di apertura in vista dei prossimi divieti. All’ingresso, passato il “semaforo” contapersone, c’è la fila.

 

Gente che tenta la fortuna a un concorso a premi. Poi, dritti a fare la spesa. I misuratori di temperatura voluti dall’ordinanza regionale di giovedì arriveranno domani. Assieme ai controllori incaricati di vigilare sugli assembramenti. Il decreto, almeno fino all’ultimo in vigore, non modifica gli orari di apertura dei centri commerciali. Ma vieta ai clienti di consumare cibi e bevande nei luoghi comuni non attrezzati e introduce la misurazione obbligatoria della temperatura. Se supera i 37,5 gradi non si entra. Sguardi abbassati e passo spedito, i clienti hanno poca voglia di chiacchierare. Qualcuno ha rimesso i guanti alle mani. Altri fanno scorta di pasta e scatolati. Tornano in mente le scene di marzo. Solo che, adesso, i negozi sono aperti, anche se mezzi vuoti.
Le scelte
«Alcune clienti hanno cominciato a fare scorte di calzini. Casomai ci facessero chiudere. Non succedeva da parecchio», dice Eleonora Tidei di Calzedonia. Nel negozio ci sono lei e due commesse. Di donne in vena di fare acquisti neanche l’ombra. «È da una decina di giorni che va avanti così. Gli ingressi sono molto diminuiti. Qualche giorno va meglio, altri molto meno. Se entrano, i clienti sanno già quello che vogliono. Non stanno a guardare o a chiedere. Comprano e se ne vanno», spiega la commerciante. Quasi azzerata la voglia di shopping, ma anche quella di farsi belli. La paura del virus mette tutto in stand-by. «Da quando i contagi sono cominciati a risalire – dice Lucilla Di Marzio dell’omonimo centro estetico –, i clienti si sono dimezzati. Resistono quelli abituali, che mi conoscono da una vita, sanno come lavoro e si sentono sicuri. Gli altri, quelli che si fermavano mentre passeggiavano per il centro commerciale, sono spariti. Non c’è più il giro di qualche settimana fa». Il centro commerciale, l’estetista, lo paragona a un autobus che “scarica” (“scaricava”) clienti all’interno. Che giravano, si fermavano qua e là e uscivano con le braccia colme di sacchetti. Con il Covid, l’autobus è rimasto fermo al parcheggio. Da Dorabella, ieri mattina, sono entrate solo tre clienti. Il negozio di abbigliamento da donna, come gli altri del resto, fa i conti con il crollo degli affari. «Capita che le clienti mi dicano: “Questo vestito mi piace, ma che me lo compro a fare, se poi chiudono tutto?”», racconta una commessa. Il clima di incertezza blocca gli acquisti. Le notizie poco incoraggianti sui contagi relegano lo shopping alla categoria “non importante”.
L’impegno
«A passare le giornate così, ti senti inutile. Pensi che non riesci a fare bene il tuo lavoro, ma non è così. Se la gente non entra, non entra, nonostante i prezzi invitanti e le promozioni», spiega la ragazza. Di insistere, poi, non se ne parla: «Non mi sembra il caso. La situazione è già difficile di suo. Tante clienti mi dicono che hanno finito i soldi o che non se la sentono di pensare ai vestiti in un momento del genere. Non posso che rispettarle, sperando che questo brutto periodo passi il prima possibile e che non ci facciano chiudere, perché, altrimenti, sarebbe davvero la fine».

 

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