Tutti con la mascherina negli autobus semivuoti: «Ma è dura rientrare a scuola»

Martedì 26 Gennaio 2021 di Francesca Pasquali
Fermo, tutti con la mascherina negli autobus semivuoti: «Ma è dura rientrare a scuola»

FERMO - Erano mezzi vuoti i maxiparcheggi, ieri, all’uscita di scuola. Degli studenti tornati in classe, una buona parte non ha preso l’autobus per rientrare a casa. Dopo tre mesi lontani dai banchi, la paura del contagio si fa sentire.

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Così, i più grandi sono andati e tornati in macchina. Degli altri, quelli più vicini alle scuole, si sono affidati a mamma e papà. I restanti, all’una e mezza, erano lì ad aspettare il pullman. In tutto, poche decine di ragazzi, quasi tutti con la mascherina.

 

Gli incontri

Difficile mantenere le distanze quando non ci si vede da tanto tempo. E, infatti, i giovani divisi in gruppetti scherzano e si abbracciano. Un ritorno bagnato dalla pioggia, quello di ieri, per gli studenti delle superiori del Fermano. Metà di loro sono tornati in aula. L’altra metà dovrà aspettare lunedì prossimo. Quasi tutte le scuole hanno, infatti, deciso per alternare le classi di settimana in settimana. A sorpresa, di quelli che hanno rimesso i piedi in aula, parecchi all’uscita non erano granché contenti. «Era meglio restare a casa. Stare cinque ore in classe con la mascherina è difficile», dice una ragazza del Liceo delle scienze umane. «È vero che prendiamo tutte le precauzioni, ma il rischio di contagiarsi c’è», aggiunge una compagna di classe. «Non è stato facile tornare. Speriamo di riabituarci presto», fanno due studenti del Liceo artistico. La sensazione è che gli studenti abbiano perso l’abitudine alle regole della scuola. E restare seduti per tutta la mattina è pesato non poco.
Le differenze
«Da casa era tutto più facile. Ti potevi alzare dieci minuti prima della lezione e copiare quando non sapevi qualcosa. Io ho preso sempre bei voti e non sono mai rimasta indietro con il programma», fa una ragazza. Ma non tutti la pensano così. C’è anche chi non vedeva l’ora di tornare in classe assieme ai compagni. «Fare lezione da casa è complicato. La connessione – spiega un ragazzo dell’Iti – va a salti e non si riesce a seguire bene. Può capitare di perdere un minuto che può essere un minuto importante. E poi ci sono troppe distrazioni. È facile perdere la concentrazione». «Sono stati mesi difficili. Con la didattica a distanza abbiamo avuto più tempo per studiare di pomeriggio, ma non è la stessa cosa che stare a scuola. Non è semplice seguire le lezioni per tanto tempo da lontano. Preferisco decisamente così», dice una ragazza di Monte San Martino. Meglio sopportare le mascherine e tutto il resto, quindi, ma guardare compagni e professori in faccia.
I regolamenti
«In classe siamo distanziati. Apriamo le finestre dieci minuti a ogni cambio d’ora. Abbiamo le coperte per non sentire freddo. Se si rispettano le regole, possiamo state tranquilli. Il problema è che non tutti le rispettano», dice un ragazzo delle Scienze umane, mentre aspetta l’autobus. Sale e prende posto. Dentro, gli studenti stanno seduti uno per fila. Sui sedili che devono restare vuoti c’è un cartello. Per garantire le distanze, la Steat ha messo in campo tredici pullman in più. Ma per qualcuno non bastano. «L’autobus che prendo io, stamattina (ieri, ndr), era quasi pieno – dice una ragazza di Pedaso – e non ho visto grandi controlli». «Stamattina (ieri, ndr) – assicura un autista – è andato tutto bene. Finché la capienza dei mezzi e gli studenti a scuola resteranno al cinquanta per cento, non ci saranno problemi».

 

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