Covid, la protesta del preside: «Le nostre aule sicure, ingiusto chiudere l'Università»

Giovedì 5 Novembre 2020 di Francesca Pasquali
fermo, Covid, la protesta del preside: «Le nostre aule sicure, ingiusto chiudere l'Università»

FERMO - Una «scelta subìta». Così, il preside di Ingegneria della Politecnica delle Marche, Maurizio Bevilacqua, definisce la chiusura delle università marchigiane per un mese, disposta dal presidente Francesco Acquaroli e in vigore da ieri.

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In via Brunforte, sede dei corsi di laurea in Ingegneria gestionale e Infermieristica, gli studenti sono potuti tornare per neanche dieci giorni. Dal 21 ottobre, quando erano riprese le lezioni in presenza, a fine mese. E dire che le facoltà ce l’hanno messa tutta per creare un ambiente sicuro.

 

Con quel mix alternato di lezioni in presenza e a distanza, il posto da prenotare in modo che le aule non fossero troppo piene, lo scanner elettronico all’ingresso per misurare la temperatura e le ormai consuete pratiche anti contagio.

La scelta sofferta

Invece, niente da fare. «Per chi l’ha presa – spiega Bevilacqua –, obbligare l’attività didattica delle università al cento per cento in remoto, sicuramente è stata una scelta sofferta». «L’ateneo – prosegue il preside di Ingegneria – ha risposto emettendo un decreto arrivato ieri (lunedì, ndr), che stabilisce che tutte le attività didattiche, compresi gli esami, si svolgeranno esclusivamente a distanza, senza variazioni di calendario, fatte salve eventuali esigenze legate alla disabilità, per le quali è consentita la didattica in aula». La decisione era nell’aria. E, nei pochi giorni di lezione in presenza, di studenti seduti nelle aule se ne sono visti pochi. Circa uno su quattro. Molti meno, cioè, di quelli consentiti dalle regole anti Covid. Per capire se il virus ha impattato sulle matricole è presto, visto che ci sono ancora tre mesi per iscriversi. Nel caso, a risentire di più degli effetti della pandemia, sarebbe Ingegneria gestionale che, a Fermo, ha il numero più alto di studenti fuori sede. Gli stessi che potrebbero aver preferito restarsene a casa e seguire le lezioni a distanza. Con, tra l’altro, probabili ricadute negative sull’indotto cittadino. Ma Bevilacqua si dice ottimista. «Le immatricolazioni non stanno andando male. Per la laurea magistrale, la sensazione è che dovrebbe esserci un aumento», spiega e torna sulla serrata di Acquaroli: «La scelta dell’ateneo era stata molto chiara: una parte di lezioni anche in presenza e una parte da remoto. L’università ha preso atto della decisione della Regione, ottemperandola. Ma tutte le attività svolte all’interno delle sedi dell’ateneo sono sicure». 

Il ritorno in aula

La speranza del preside di facoltà è che gli studenti possano tornare quanto prima in aula. Anche se – fa sapere –, dopo la prima chiusura, a marzo, l’università è ormai rodata per le lezioni a distanza. «È stata una montagna da scalare in tempi rapidissimi – dice –, ma il cento per cento dei docenti di Ingegneria si sono attivati in maniera veloce e proattiva. La presenza in aula crea un rapporto diverso di socialità con gli studenti, ma il risultato non è stato fallimentare». Intanto, il nuovo dpcm ha sbarrato le porte dei musei cittadini, che resteranno chiusi almeno fino al 3 dicembre. Chiusa al pubblico anche la biblioteca civica. 

La biblioteca

I libri potranno comunque essere presi in prestito tramite Facebook (“Biblioteca Romolo Spezioli”) o scrivendo a luca.berdini@comune.fermo.it e comunicando nome, cognome, codice fiscale e indirizzo di posta elettronica. In risposta, verrà inviata una mail con le credenziali di accesso e un link per abilitare il servizio. L’account andrà abbinato alla biblioteca di Fermo. Sospesa, fino al 3 dicembre, al Terminal, pure la mostra fotografica su Eriberto Guidi.

 

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