Blitz dei Nas e 8 morti Covid in due giorni, ospedale nella bufera: «Combattiamo insieme per il Murri»

Giovedì 28 Gennaio 2021 di Francesca Pasquali
Fermo, blitz dei Nas e 8 morti Covid in due giorni, ospedale nella bufera: «Combattiamo insieme per il Murri»

FERMO - Bocche cucite in via Zeppilli. Sull’esito del blitz dei Nas al Murri il riserbo è totale. Sceglie il silenzio il direttore dell’Area vasta 4. Chi l’ha incontrato ieri mattina per i corridoi della direzione, dice di aver visto Licio Livini con lo sguardo accigliato.

Se ci saranno conseguenze, per lui e per gli altri vertici dell’Av 4, si capirà nei prossimi giorni. Intanto, i problemi del Murri, dove tra lunedì e martedì sono morte otto persone, scuotono la politica.

 

Al botta e risposta tra Fermo Forte e Pd mette un freno La Città che vogliamo. La lista del presidente del Consiglio comunale, Francesco Trasatti, invita «le forze politiche della città ad assumere un atteggiamento responsabile e collaborativo di fronte all’emergenza pandemica». «Adoperiamoci costruttivamente – si legge in una nota – a lavorare insieme perché si adottino tutte le misure per contrastare le nefaste conseguenze del Covid». Fa suo l’appello all’unità del sindaco Paolo Calcinaro, la civica, «a tutela della salute dei cittadini, sostenendo e agevolando le strutture e le competenze professionali di chi quotidianamente combatte la pandemia sul campo». Gli stessi che i sindacati hanno difeso a suon di esposti in Procura.

L’impegno

«I sindacati devono tutelare i proprio iscritti. La decisione del direttore di decidere da solo ha evidenziato un problema. Nei momenti difficili le scelte vanno condivise. Così, anche quelle più dure possono essere più facilmente portate avanti. Invece, non c’è stata una vera condivisione». A parlare è Gaetano Massucci. Nel doppio ruolo di chirurgo e amministratore, il sindaco di Monte Vidon Combatte ha ogni giorno a che fare col Covid. Per lui, prima di ergersi a decisore unico, Livini avrebbe dovuto sentire i sindacati. «La gravità della situazione non lo consente. L’obiettivo è la salute dei pazienti», aveva spiegato il direttore dell’Av 4, informando chi di dovere che, da lì in avanti, avrebbe deciso lui per tutti, bypassando, se necessario, le consuete procedure, ma rispettando i contratti di lavoro. La bomba è esplosa proprio quando il Murri provava a rimettersi in sesto, riaprendo un minimo a interventi e ricoveri.

La gracilità

«La situazione è seria dappertutto – spiega Massucci –, ma la provincia fermana è quella più gracile, perché la più piccola e con un unico ospedale, una struttura vetusta, colta in un momento di particolare debolezza». Colpa della politica, prosegue, che «poteva scegliere di utilizzare le risorse in modo diverso» e che, invece «non ha fatto molto per tenere in vita l’ospedale di Amandola e ha distribuito posti letto e personale in base al lavoro storico e non alle necessità effettive». «Dicono che non veniamo trattati come cittadini di serie B. Di serie A certo non direi», chiosa.

La panchina

Dello stesso avviso Giambattista Catalini, pure lui medico e, al momento, politico in panchina. Usa le stesse parole della scorsa campagna elettorale, il primario di Chirurgia di Camerino, come a dire «avevo ragione». «A parità di tasse – spiega – ci deve essere equità di servizio, quello che nelle Marche non c’è. Andrebbero fatte cinque aree vaste con personalità giuridica, per redistribuire equamente le risorse anche in periferia». «Con il Covid – prosegue –, avendo un ospedale unico, tanti fermani devono migrare in strutture di aree vaste vicine. Questo perché nella provincia di Fermo, rispetto ad altre, sono stati chiusi troppi ospedali».

 

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