Fermo, la protesta della mamma della bimba autistica: «Durante la pandemia siamo diventate invisibili»

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Pierpaolo Pierleoni
Fermo, la protesta della mamma della bimba autistica: «Durante la pandemia siamo diventate invisibili»

FERMO - «Sono madre di una bambina autistica. Anche durante questa pandemia, per il mondo siamo invisibili». E’ lo sfogo di Roberta in una lettera aperta indirizzata al governatore Luca Ceriscioli e «a chiunque possa ascoltarla, farne tesoro e trovare una soluzione». Roberta, residente nel Fermano, ha due bimbe, la più grande, di 8 anni, soffre di disturbi dello spettro autistico.

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«Sono felice che le ditte stiano ripartendo, che i negozi possano ricominciare a lavorare, perché oltre che sulla salute, questa pandemia ha ripercussioni sul portafoglio delle famiglie – premette la donna –. Sono titolare di un’attività che sarà tra le ultime a ripartire, ma confesso che quando ho sentito che avremmo riaperto il 1° giugno, ho tirato un sospiro di sollievo. Perché la bimba ha solo 8 anni, è autistica e ha bisogno di molte attenzioni».
 
Delusa, Roberta, dai tanti altri argomenti al centro del dibattito in questi giorni. «Fa rabbia sentir parlare di passeggiate al mare, di autorizzazioni per andare a correre, di capire se si è congiunti o meno, quando non si spende una parola su persone disabili e famiglie. La bimba dal 10 marzo affronta una routine totalmente cambiata. Niente scuola, niente attività sportiva e, più importante, niente terapie. Nella maggior parte dei casi una bambina con questo disturbo non regge la didattica on line. Il più delle volte sono io a colloquiare con maestre, educatori, psicologi e compagni di classe, mentre magari la sto rincorrendo per casa in preda ad una crisi in un suo momento no, che in questo periodo è all’ordine del giorno».
Il periodo
Roberta racconta che «nelle prime settimane di quarantena mia figlia dormiva 2-3 ore a notte e passava la maggior parte del pomeriggio in totale assenza, urlando ed emettendo ecolalie. Era persa e io lo sapevo, mio marito lo sapeva, anche mia figlia più piccola, di 3 anni, lo sa». Una difficoltà profonda che ha spinto la donna a far sentire la sua voce per chiedere «aiuto a nome mio, della mia e di tante famiglie con persone autistiche. Quando si ha un figlio, fratello o nipote con questo disturbo il mondo e la quotidianità girano intorno a lui». Una battaglia, dunque, che accomuna tante altre persone.
L’amore
«Tutta la famiglia diventa autistica, non in senso dispregiativo, ma per dimostrare il grande amore che circonda queste persone. Faccio da mediatrice - riprende - tra il mondo e mia figlia, questa non è una malattia ma una condizione che c’è sempre». La richiesta di questa madre è chiara: «Lasciare bambini e ragazzi come mia figlia senza intervento sociosanitario per tutto questo tempo è vergognoso, come il disinteresse che noto dall’alto. La mia rabbia sale quando sento domande dai giornalisti su quando ripartirà la Serie A o quando riapriranno le chiese. Nessuno pretende che il mondo giri intorno a mia figlia, ma ho avuto la conferma che siamo invisibili».
I sacrifici
Una disattenzione, conclude Roberta, che equivale «a sputare sui sacrifici che facciamo ogni giorno per dare diritti e dignità alla bambina, dietro al corri corri quotidiano per conciliare vita familiare e lavorativa, dietro al grande lavoro che fanno le maestre e gli educatori, dietro ai pianti di una madre, alle imprecazioni di un padre e ai perché di una sorella. Questa è la realtà dei fatti, non mi nascondo dietro un dito, ma col cuore in mano, chiedo a chi di dovere di partire dagli ultimi».

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