Il Covid alimenta la crisi ma anche i reati e le bancarotte: in pochi mesi spariti 11 milioni

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Pierpaolo Pierleoni
Fermo, il Covid alimenta la crisi ma anche i reati e le bancarotte: in pochi mesi spariti 11 milioni

FERMO Crescono, nell’anno drammatico del Covid, i fallimenti e i dissesti di imprese, soprattutto nel settore manifatturiero. Ma di pari passo, aumentano anche i reati societari e le bancarotte fraudolente.

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Il periodo è particolarmente delicato, fragilissima la situazione per migliaia di imprese ed esercizi pubblici. Proprio per questo, è alto il livello di guardia, da parte delle forze dell’ordine, per evitare e combattere infiltrazioni criminali nel tessuto socio-economico del Fermano. 

 

Le ispezioni

Sono consistenti i numeri registrati dal comando provinciale della Guardia di finanza di Fermo. Col coordinamento della Procura della Repubblica, i militari del nucleo di polizia economico finanziaria e del gruppo di Fermo hanno ultimato, nell’arco di quest’anno, 26 deleghe d’indagine, arrivando a denunciare a piede libero 38 persone. Dovranno rispondere, a vario titolo, di un ampio ventaglio di condotte illecite in ambito fallimentare, societario e previdenziale assistenziale. Bancarotta fraudolenta con l’aggravante della distrazione, bancarotta preferenziale, false comunicazioni sociali, omesso versamento delle ritenute previdenziali nei confronti dei dipendenti. Questi i reati ipotizzati al termine di un’attività d’indagine che ha visto mirati approfondimenti investigativi, su procedure concorsuali e fallimentari di società di persone e capitali. Complessivamente, si toccano gli 11 milioni di euro di danno ai creditori. La stragrande maggioranza delle somme, nel dettaglio 10.683.771 euro, riguarda il reato di bancarotta. Il resto, riguarda invece violazioni di carattere societario ed omesso versamento di ritenute. La ricostruzione contabile e documentale effettuata dalle fiamme gialle ha permesso, in un caso, di far emergere il coinvolgimento di diverse società estere.

L’estero

Le sedi spaziano infatti tra l’Ungheria, la Slovacchia, la repubblica di San Marino, anche una banca con sede a Malta. L’ipotesi degli inquirenti è che tutte queste realtà abbiano concorso con l’amministratore della società finita al centro delle indagini, nel giro di denaro circolato tra società ed istituti di credito di mezza Europa, alla commissione dei reati. La Guardia di finanza fermana evidenzia, a conclusione del lavoro svolto, «l’impegno dedicato, con il coordinamento della locale autorità giudiziaria, a tutela dei mercati e della libera concorrenza e finalizzato ad assicurare l’effettivo recupero delle somme».