Le coppie scoppiano durante il lockdown: è boom di separazioni consensuali. Soprattutto tra giovani

Giovedì 21 Gennaio 2021 di Franesca Pasquali
Fermo, le coppie scoppiano durante il lockdown: è boom di separazioni consensuali. Soprattutto tra giovani

FERMO - C’eravamo tanto amati. Poi, è arrivato il Covid. E la convivenza forzata. Il lavoro che c’è e non c’è, le bollette da pagare e i portafogli mezzi vuoti. I nervi tesi, il futuro incerto e i litigi. E si finisce dall’avvocato, per dire basta. Nell’ultimo anno, nel Fermano, le separazioni sono quasi raddoppiate. Coppie più o meno giovani (più le prime che le seconde) scoppiate a suon di mensole non riparate e pasta scotta.

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Niente tradimenti né messaggi compromettenti sbirciati sullo smartphone del partner: negli ultimi tempi, a far saltare matrimoni e convivenze è la quotidianità. Dall’avvocato si arriva con le idee ben chiare. La maggior parte delle separazioni è consensuale. La decisione la si prende assieme ed è rapida: non si va più d’accordo, quindi, ognuno per la sua strada.

 

I tempi

«Si aspetta meno a decidere perché i nervi non sono più saldi. Stare tutto il giorno insieme, quando i coniugi non vanno d’accordo, fa solo peggio», spiega l’avvocata Sabrina Ciarrocchi che ha lo studio legale a Porto San Giorgio e che, negli ultimi mesi, ha visto aumentare il lavoro quasi del 40%. Battibecchi che si trasformano in liti furibonde per una camicia stirata male o la spesa da fare insieme: la convivenza forzata mette a dura prova la stabilità delle coppie che, senza valvole di sfogo, finiscono presto ai ferri corti. «Lo smart working fa male al matrimonio. Prima – prosegue la legale –, tra pranzi di lavoro, mense aziendali e weekend liberi, ognuno poteva ricavarsi un suo spazio. Adesso, anche il mangiare insieme diventa fonte di conflitto». La situazione economica non aiuta, ma in certe case il clima è talmente incandescente che, pur di allontanarsi dal coniuge, ci si sobbarca lo stesso le spese della separazione e quelle di una nuova sistemazione.

Il rapporto

«Nonostante i costi a cui vanno incontro, preferiscono separarsi. Evidentemente, il rapporto è arrivato a un livello non più tollerabile. Vengono da noi esasperati e vedono la separazione come l’unica possibilità», spiegano Roberta Cacaci e Marco Gradassi dello studio legale M&A di Pedaso. Oltre alla crisi delle unioni, il Covid ha portato alla luce un altro fenomeno. «Ci sono coppie separate – dicono i due avvocati – in cui un genitore non ha voluto far spostare i figli a casa dell’altro. È capitato che molti padri non abbiamo visto i figli per parecchio tempo. Ma ci sono anche genitori che usano il Covid come scusa per non vedere i figli». Una crisi, quella delle famiglie fermane, che non raggiunge i livelli di quelle dei grandi centri. «Qui da noi – fa sapere Paolo Cerolini dell’omonimo studio legale di Fermo – esistono ancora rapporti saldi con le famiglie di origine che forniscono la possibilità di un supporto esterno che può scongiurare la fine di un’unione». Che, però, spesso arriva lo stesso, come lo stesso avvocato ammette.

Le limitazioni

«Un aumento delle separazioni c’era già stata negli ultimi anni. Adesso, è più consistente perché la tensione generata dalla pandemia, la limitazione di determinate libertà e le preoccupazioni legate al lavoro e all’instabilità in generale si ripercuotono sui rapporti interpersonali, quindi, anche di coppia». E la coppia scoppia.

 

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