Fermo, il calzaturiero soffre, ordini di scarpe dimezzati: «Ora settembre fa paura»

Giovedì 11 Giugno 2020 di massimiliano Viti
Fermo, il calzaturiero soffre, ordini di scarpe dimezzati: «Ora settembre fa paura»

FERMO - Nella calzatura fermana la situazione è migliorata più psicologicamente che economicamente. L’incertezza la fa da padrona ed è alto il timore che la fine della cassa integrazione predisposta dal Governo possa coincidere con il taglio di centinaia di posti. Gli ordini per la produzione invernale si sono dimezzati rispetto a un anno fa e quelli per la prossima stagione estiva rischiano di subire lo stesso calo. 

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L’elaborazione dei dati sulla produzione industriale realizzata dal Centro Studi della Cna ci dice che l’impatto della crisi sull’industria manifatturiera italiana è il peggiore nella Ue. E i dati più drammatici riguardano, dopo il segmento dei mezzi di trasporto, quelli della moda. A marzo, l’abbigliamento mostra una contrazione della produzione del 51,2%, la calzatura e la pelletteria del 50,3%, il tessile del 42,1%.
 
I numeri di aprile si annunciano ben peggiori rispetto a marzo a causa delle misure di contenimento per contrastare il contagio. «La manifattura ha un peso rilevante sull’economia del Fermano. E ora il nostro punto di forza è diventato il nostro tallone di Achille» commenta il presidente di Cna Fermo Paolo Silenzi, imprenditore calzaturiero di Montegranaro. «L’auspicata ripartenza dei consumi è frenata dall’incertezza anche dalla difformità di pareri sul corso della pandemia. Un’incertezza che non permette di avere un minimo di progettualità sul futuro per cui tutta la filiera, dal negoziante al produttore, naviga a vista. Ritengo che un miglioramento possa esserci quando avremo zero malati e zero contagiati e il virus venga dichiarato ufficialmente debellato». La calzatura fermana è legata alla ciclicità per cui una volta perso il timing giusto non lo si può recuperare il mese successivo. Per alcuni prodotti occorre aspettare un anno.
La fiera
«Credo che al Micam di settembre sarà più facile ricevere ordini di pronto moda (per la stagione invernale 2020-2021) piuttosto che commesse per l’estate 2021 visto che i magazzini dei rivenditori sono, al momento, pieni di invenduto» sottolinea Silenzi. «Alcuni rivenditori hanno preferito non mettere in vendita modelli destinati al periodo primaverile (i mocassini ad esempio), tenerli in stock per poi poterli esporre il prossimo anno» osserva. «Rispetto ad un mese fa, quando le aziende hanno riaperto i cancelli, è migliorato il lato psicologico degli operatori del settore calzaturiero che sono tornati alla vita normale e questo ha generato positività ma a livello economico i problemi sono rimasti gli stessi. Solo un’impennata dei consumi nelle prossime settimane, in Italia e all’estero, potrebbe modificare sostanzialmente un quadro economico difficile. Infine mi auguro che, quanto prima, possa esserci un graduale allentamento delle misure anti contagio nell’ambiente di lavoro anche perché generano costi che pesano tra l’1 e il 2 per cento sul costo finale del prodotto».

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