I balneari scalpitano per gli stabilimenti: «Ma le nostre spiagge saranno senza plexiglas»

Giovedì 16 Aprile 2020 di Serena Murri
I balneari scalpitano per gli stabilimenti: «Ma le nostre spiagge saranno senza plexiglas»

FERMO - Balneari, pronti per il ripristino degli stabilimenti, ma l'idea plexiglas è bocciata. Come abbiamo anticipato ieri, fra le attività contemplate dai nuovi regolamenti vi è quella degli chalet che però chiedono più chiarezza in merito alla manutenzione da effettuare e puntano a un’ordinanza nazionale che uniformi tutto il comparto.

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«Dalla Regione - dice Romano Montagnoli - è arrivata un’interpretazione estensiva del decreto governativo che risulta debole, noi il 31 marzo avevamo chiesto un provvedimento regionale. Adesso aspettiamo la comunicazione ufficiale del prefetto, solo in seguito potremo muoverci per pianificare il lavoro e contattare i nostri operatori di fiducia all’interno delle concessioni. Come disporre gli ombrelloni lo vedremo poi, su indicazione del ministero. Noi puntiamo a un’ordinanza balneare nazionale non più di competenza regionale, un’ordinanza che uniformi tutto il territorio nazionale con le stesse norme. Nelle Marche, di solito le ordinanze vengono fatte dalle Capitanerie ma discostano l’una dall’altra, in questo caso non vi devono essere disparità, dato che nella condizione emergenziale l’economia sarà minore».
 
«Quest’anno - riprende - l’obiettivo sarà salvare la pelle. Sulla stagione che sarebbe dovuta iniziare prima, non sappiamo niente. Non possiamo fare previsioni, né sui flussi turistici né sui clienti sui quali contare. Tante le incognite, non solo per noi ma anche per chi usufruisce della spiaggia, che non è un bene di prima necessità ma anche un luogo al quale recarsi con una certa predisposizione psicologica e possibilmente con... qualche soldo in tasca. Siamo nella più assoluta incertezza». In questi giorni si sente parlare fin troppo, di soluzioni per il settore «avulse dalla realtà» come i box in plexiglass che la categoria ha fortemente criticato, man mano che vi sarà chiarezza sulle misure da mettere in atto, forse qualcuno si chiederà se a certe condizioni varrà la pena riaprire.
Lo scenario
Vincenzo Serafini del Coco Loco di Porto San Giorgio non riesce ad immaginare quale sarà lo scenario: «Non c’è ancora niente di ufficiale, se ci faranno andare a dare una pulita sarà positivo, dopo le ultime mareggiate non sappiamo cosa troveremo. Ma non si capisce come si possano far rispettare le distanze di sicurezza, in spiaggia le persone si muovono, vanno in acqua. Non è facile evitare il rischio di ricadute. I soldi sono importanti, ma è di vite che stiamo parlando». A Porto Sant’Elpidio, Petra Feliziani di Punto Gelato e titolare della concessione balneare afferma: «Navighiamo a vista e aspettiamo disposizioni per iniziare le manutenzioni, così come per lo step successivo, su come aprire e come organizzare la gestione dell’attività. L’auspicio è che si prendano decisioni sulla base delle sollecitazioni suggerite dalla categoria di riferimento. Il comparto turistico straniero è stato leso. Si chiedono misure di prevenzione fattibili. Non sappiamo nemmeno come reagirà la clientela».
I piccoli Comuni
Un problema anche per i piccoli Comuni. Mariano Pallottini, titolare dello chalet Matepaya di Pedaso: «Siamo nell’incertezza. Sappiamo che possiamo accedere per effettuare la manutenzione alla struttura, non ancora alla spiaggia. Prima di Carnevale c’erano già le prime prenotazioni degli ombrelloni, adesso solo disdette. Se la stagione ripartirà, speriamo nel turismo da vicinato. Se da una parte c’è la voglia di non stare fermi, dall’altra non si può perdere di vista l’aspetto della salute».

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