Fermo, allarme rosso per la movida post Covid: «Escono per far danni, se dici qualcosa rischi una sberla»

Martedì 9 Giugno 2020 di Francesca Pasquali
Fermo, allarme rosso per la movida post Covid: «Escono per far danni, se dici qualcosa rischi una sberla»

FERMO - Se il buongiorno si vede dal mattino, per gli chalet del Fermano l’estate si preannuncia tutta in salita. E non solo per i turisti che non si sa se arriveranno e per le nuove regole che un po’ scoraggiano e un po’ fanno arrabbiare. A preoccupare i balneari ora ci si mette pure quello che succede di sera, anzi di notte. La rissa di sabato sul lungomare di Porto San Giorgio ha scosso gli stabilimenti della costa, che a fare i conti con giovanotti che l’alcol trasforma in teppistelli c’erano abituati. Solo che adesso tenerli a bada è più difficile. Come far rispettare le regole. Così capita che, per sedare una scazzottata partita sulla spiaggia e finita dentro uno chalet, un uomo abbia rimediato uno schiaffone.

LEGGI ANCHE:
Coronavirus, le Marche tornano a quota zero: nessun positivo su quasi 600 tamponi. É la terza volta/ I test effettuati in tutta Italia in tempo reale

Non a norma, la Finanza sequestra mezzo milione di mascherine

«La situazione è fuori controllo. Da soli non possiamo fare niente. Servono più controlli e dovrebbe pensarci il Comune», dicono dallo chalet Betty Boop, teatro della rissa di sabato notte, dove, a un certo punto, è spuntata anche una bomboletta di spray al peperoncino che ha scatenato il putiferio. 
 
I peggiori – spiegano dallo stabilimento – sono i ragazzi sulla ventina o poco meno che, quando alzano il gomito, perdono la ragione. Ma anche i ragazzini non scherzano, anzi, E basta una parola di troppo a rovinare la festa. «La cosa peggiore è che escono per fare danni, non per divertirsi. E se provi a dirgli qualcosa, rischi pure di prendere qualche sberla», aggiungono dallo chalet che, domenica mattina, si è ritrovato con le basi degli ombrelloni rotte e la spiaggia ridotta a un cumulo di bicchieri vuoti e porcherie varie.
I limiti
La spiaggia, appunto. Che di notte sarebbe chiusa (nel senso che non ci si potrebbe andare), ma che di fatto, nei weekend, si riempie lo stesso di giovani che fanno baldoria. Per bloccare l’accesso, gli chalet usano il nastro bianco e rosso che, però, ha vita brevissima. «È inutile, tanto entrano da tutte le parti, perfino attraverso le siepi. Oppure dalla spiaggia libera e ce li ritroviamo sulla nostra», dicono dallo chalet Albachiara. «La movida si concilia male con il Covid. Noi facciamo del nostro meglio per essere in regola, ma non possiamo pensare a tutto – aggiungono –, a gestire il locale e a controllare i clienti. Servono più controlli, non a noi che gestiamo le attività, ma a chi le frequenta. Cominciassero a fare qualche multa e vedrete che le cose andranno meglio». E qui la faccenda si complica. Perché, dopo settimane di pattugliamenti estenuanti, adesso i controlli sono diminuiti. Ma la volontà di non infierire sulle attività che proprio in questi giorni ricominciano a respirare mal si sposa con la movida molesta.
Le forze dell’ordine
Le volanti – raccontano i balneari – fanno su e giù per il lungomare, ma solo in rari casi gli agenti scendono. Mentre, il ragionamento, vedendoli girare per gli chalet e in spiaggia, qualche testa calda potrebbe rinsavire. «Ci proviamo a far rispettare le regole che, tra l’altro, non abbiamo fatto noi, ma non è facile. Una buona parte della gente le rispetta, ma ci sono quelli che se ne infischiano e che rispondono anche male», dicono dallo chalet Dolce Vita. Oltre al modo di stare nei locali, il Coronavirus ha cambiato anche il rapporto tra clienti e baristi. «Prima ci vedevano come amici – proseguono dallo stabilimento –, adesso come una specie di vigili. Ma non è questo il nostro lavoro ed è anche impossibile riuscire a farlo perché, se stai servendo ai tavoli, non puoi essere in spiaggia a controllare che succede».
La chiosa
«E non vengano a dirci - conclude - di assumere personale, quando siamo stati costretti a lasciare i nostri dipendenti a casa. Abbiamo bisogno dell’appoggio delle forze dell’ordine, non di temere le multe».

© RIPRODUZIONE RISERVATA