Fermo, tutti a scuola malgrado l'allarme Coronavirus: «Ma forse era meglio aspettare»

Fermo, tutti a scuola malgrado l'allarme Coronavirus: «Ma forse era meglio aspettare»
Fermo, tutti a scuola malgrado l'allarme Coronavirus: «Ma forse era meglio aspettare»
di Francesca Pasquali
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Martedì 3 Marzo 2020, 11:29

FERMO - Rientro a scuola tra le polemiche per gli studenti del Fermano. Ieri mattina, al suono della campanella, le classi sono tornate a riempirsi. Poche le famiglie che hanno deciso di tenere i figli a casa ancora per qualche giorno. Quasi tutti erano regolarmente dietro i banchi. Ad accoglierli, aule disinfettate e sapone igienizzante. Nei giorni scorsi, i bidelli ci hanno dato dentro di olio di gomito. Ma non tutte le indicazioni del Ministero sono state rispettate. Per esempio, le dieci regole per limitare il diffondersi del Coronavirus nella maggior parte delle scuole ieri ancora non c’erano. In alcuni plessi i prodotti specifici per pulire non erano arrivati. In altri mancava il sapone che disinfetta.

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Quasi nessuno ha seguito i suggerimenti della Politecnica delle Marche, che consigliava di distanziare i banchi, lasciando almeno un metro tra uno e l’altro. Ma qui i ritardi non c’entrano. Il problema è di spazio. Le aule sono troppo piccole e piene per distanziare gli alunni. Che, un po’ scombussolati e zaino in spalla, hanno ripreso la loro vita di studenti. Le vacanze improvvisate durate meno del previsto li hanno ricatapultati da un momento all’altro in classe. Ma la decisione di riaprire le scuole, nel Fermano, non è piaciuta affatto. Contrari buona parte dei genitori che avrebbero preferito aspettare ancora qualche giorno. Almeno il tempo di capire che succederà e che piega prenderà la situazione.
 
«Chiudere quattro giorni e poi riaprire non ha senso. In casi come questo, è davvero meglio prevenire», dice una mamma che aspetta la figlia all’uscita. Davanti all’emergenza Coronavirus, anche i problemi di lavoro passano in secondo piano. «È vero che avere i figli a casa di mattina, per chi lavora, non è facile. Ma, alla fine, una soluzione si trova. Del resto, d’estate come si fa? E se fosse nevicato?», aggiunge un’altra mamma. Ad aspettare il figlio all’uscita di scuola, ieri mattina, c’era anche Pierluigi Malvatani. «Parlo da genitore – dice il consigliere comunale – e non da politico. In questi giorni la gente ha altro a cui pensare. La politica deve farsi da parte e far parlare solo gli esperti». «A mio avviso – aggiunge – non c’è niente di più importante della salute. Sono favorevole alla chiusura delle scuole e avrei preferito che i ragazzi fossero rimasti a casa ancora per un po’. In situazioni come queste non dobbiamo solo pensare a risolvere i problemi economici e, soprattutto, non possiamo farlo alle spalle delle persone più fragili. Se devono essere prese decisioni emergenziali, io sono d’accordo». Dubbiosi sul ritorno in classe anche diversi insegnanti. Qualche giorno in più a casa senza perdere scuola non avrebbe fatto male, il pensiero comune. Che ha dalla sua l’aiuto della tecnologia. Tra registro elettronico e lezioni a distanza, la scuola, adesso, volendo, arriva dritta a casa, senza correre rischi inutili, il discorso di alcuni docenti.
I ragazzi
E i diretti interessati? Gli studenti, soprattutto i più grandi, sono tornati di malavoglia. Non tanto per le levatacce e le lezioni riprese all’improvviso, quanto per il clima d’incertezza che si respira un po’ dappertutto. A cui questo ping pong scolastico certo non giova.

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