Confindustria Centro Adriatico al bivio, il 9 si vota la scissione. L'ago della bilancia a Roma

Angiolo Mannini in una foto d'archivio
Angiolo Mannini in una foto d'archivio
di Massimiliano Viti
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Sabato 3 Aprile 2021, 08:55

FERMO - Ora Fermo vuole la scissione da Ascoli. Non ci sono più dubbi. Il 9 aprile è stata convocata l’assemblea della Uif-Unione Industriali del Fermano e tra i punti all’ordine del giorno figura la separazione da Confindustria Centro Adriatico. Uif e Confindustria Ascoli sono confluite nella nuova realtà associativa il 21 luglio 2017.

Ora Uif vuole togliersi la fede al dito. Confermate le dimissioni di 16 imprenditori fermani del consiglio generale, di cui 5 membri del più ristretto consiglio di presidenza.


La revoca
Inoltre, dopo la revoca dell’adesione a Confindustria Centro Adriatico di Premiata, annunciata dal ceo Graziano Mazza, è arrivata anche quella di Artisans Shoes, azienda controllata dal Gruppo Prada, nella quale ha un peso specifico la famiglia Mazza. Premesso che Ascoli e Fermo hanno perso un’occasione per dare un esempio aggregativo sul territorio e per avere un peso specifico maggiore su tutti i tavoli, il 9 aprile ci sarà la conta. Quanti e quali fermani saranno favorevoli alla scissione? E poi quanti e quali invece decideranno di restare ad Ascoli? Probabilmente è ragionevole pensare che non tutti gli imprenditori fermani siano dalla parte dei rivoltosi, così come, ad Ascoli, non tutti saranno dalla parte del presidente Simone Mariani. Ma una scissione è possibile? È difficile ma non impossibile, come ci ha dimostrato il caso marchigiano con protagoniste Ancona e Pesaro. Nel giugno 2017 avevano costituito Confindustria Nord e oggi si stanno concretamente separando. L’ago della bilancia si trova in viale dell’Astronomia, sede di Confindustria nazionale, dove i funzionari hanno convenuto che quella tra Ancona e Pesaro era un’unione arrivata al capolinea e ne hanno pilotato la separazione. Lo stesso potrebbe avvenire tra Ascoli e Fermo.

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La decisione
Di fatto deciderà Roma, che aveva spinto per un’unica realtà regionale ma che, da un possibile scenario con un’associazione unica per 4 province, nata dalla fusione tra Nord e Centro Adriatico, potrebbe ritrovarsi presto con 5 territoriali. Un ritorno al passato, espressione di un individualismo imprenditoriale imperante, condito da una storia fatta di frizioni, come nel caso di Fermo e Ascoli. Nata nel 1979, l’Unione Industriali del Fermano venne riconosciuta una territoriale solo nel 1995, dopo una lunga battaglia. Dopo la costituzione della provincia di Fermo, altra battaglia per ottenere la divisione ufficiale del territorio. Nel 2007 si arrivò ad un accordo: a Fermo andarono oltre 90 aziende fermane e 2 dipendenti, ad Ascoli 300.000 euro. E ieri è arrivato un comunicato da parte di Angiolo Mannini, membro del Consiglio generale dell’associazione, che invoca la democrazia, auspica la pace, per «ritornare a discutere delle prospettive di rilancio economico e sociale delle nostre imprese» e attribuisce le colpe della situazione alla stampa «un canale estemporaneo che spesso distorce la realtà».

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