Commercio online e made in Italy, a Tipicità la Cina è a portata di smartphone

Giovedì 29 Aprile 2021 di Chiara Morini
A destra Giancarlo Laurenzi, direttore del Corriere Adriatico, con Angelo Serri direttore di Tipicità

FERMO - La Cina è a portata di smartphone, almeno per quanto riguarda il commercio estero. È quanto emerso nel corso del convegno “phygital” di Tipicità che ieri mattina ha moderato il direttore del Corriere Adriatico, Giancarlo Laurenzi, dopo l’introduzione del direttore di Tipicità, Angelo Serri.

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A confronto, connessi ognuno dalle scrivanie, l’Ice, la Digital Retex e la Tencent, società sviluppatrice del sistema di messaggistica We chat, che hanno illustrato il progetto Pavillion; ad ascoltare le aziende interessate all’export.


Il dibattito
Tre i principali aspetti emersi. I cinesi amano i dispositivi mobili, innanzitutto, dato che «su un miliardo di utenti attivi al giorno per We-chat, solo il 7% utilizza la versione desktop. Noi cerchiamo di favorire le interazioni e le transazioni, anche con il We-Chat pay, la possibilità di pagare dall’app» ha spiegato Enrico Plateo, business developer in Europa della Tencent. Il Paese orientale, poi, è «al primo posto nel mondo per l’ecommerce, e l’intera Cina è un mercato fondamentale per il commercio» ha spiegato Sheila Fidelio, dell’Ice. Ultimo, ma non meno importante, è che ai consumatori cinesi piace il made in Italy. Se poi sono beni di lusso è meglio. «I prodotti italiani sono molto amati in Cina – ha sottolineato Nicola Canzian della Retex – bisogna però fare attenzione a capire quali prodotti, ma soprattutto come, vanno introdotti sul mercato».


L’esempio
Canzian ha portato l’esempio della cioccolata: «Si spalma sul pane con il coltello, peccato però che in Cina non si trovino né coltelli né pane». A parte questo, Canzian ha rimarcato «che i cinesi cercano quello che non trovano a casa loro, anche se le aziende che producono questi beni faticano ad inserirsi sul mercato». Come funziona il sistema facilitatore Pavillion è presto detto: permette di canalizzare il traffico commerciale delle aziende italiane verso la Cina, attraverso vetrine “virtuali” ad hoc, con l’aiuto e il supporto dell’Ice dal ricevimento dell’ordine fino alla consegna del bene o del prodotto al singolo cinese che l’ha acquistato. Funziona tutto con il sistema del cross border, ovvero la possibilità per l’impresa di accedere al mercato cinese anche senza avere un proprio rappresentante o altro tipo di presenza fisica in Cina.

Anche a tariffa agevolata: per importazioni sotto ai 600 euro non bisogna pagare i dazi. L’esempio potrebbe essere quello del consumatore cinese che deve acquistare un paio di scarpe dall’azienda X. Si collega al sistema, sceglie le scarpe, le ordina e paga con la valuta locale. A questo punto l’ordine finisce direttamente nell’hub localizzato a Rimini, da dove poi la merce viene spedita a destinazione.


Le iscrizioni
Per le aziende che volessero aderire c’è ancora tempo fino a domani, con un minimo di elasticità nelle domande. Sul sito dell’Ice è spiegato tutto, requisiti compresi. L’investimento richiesto è di 5mila euro iniziali, il resto del costo è carico dell’organizzazione. Il servizio ha un termine, i contratti sono di 12 mesi, e la merce che l’azienda invia all’hub è in conto deposito.

Diverse sono già le realtà che hanno aderito, e nel corso della mattinata è intervenuta Francesca Ferrari della Knitt, azienda di maglieria nel Milanese, per la quale «inizialmente non era conveniente andare in Cina, viste le dimensioni della nostra azienda, poi con questo sistema e il suggerimento dei prodotti da vendere e la definizione del prezzo abbiamo potuto partecipare». Moda e agroalimentare, meglio se bio, i prodotti preferiti dai cinesi.

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