Calzature, i numeri fanno paura. La Camera di Commercio fotografa la frenata: ogni anno chiudono 50 aziende

Lunedì 10 Maggio 2021 di Massimiliano Viti
Le imprese del calzaturiero del Fermano sono in grande difficoltà

FERMO - Monte Urano è il Comune più calzaturiero della provincia di Fermo. Nel suo territorio quasi un’impresa su 3 svolge l’attività di fabbricazione di calzature. Un dato per certi versi sorprendente quello diffuso dalla Camera di Commercio delle Marche, visto il declino del comparto proprio a Monte Urano, ormai ex capitale europea della scarpa da bambino.

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Molto alta l’incidenza delle imprese calzaturiere sul totale delle aziende anche a Montegranaro, al secondo posto della graduatoria, con il 24,5%, poi Sant’Elpidio a Mare con il 22,4% e infine Porto Sant’Elpidio con il 19,1%.


La costa
Quest’ultimo Comune è quello con il maggior numero di imprese: 588. Complessivamente, al termine del 2020, la provincia di Fermo contava 2.356 imprese calzaturiere registrate, che rappresentano l’11,4% sul totale delle imprese provinciali. Se ampliamo l’orizzonte al territorio nazionale, in provincia di Fermo ha sede un’impresa calzaturiera su 5 (12.110 il numero complessivo nella Penisola). Sempre a Fermo il 54,7% delle aziende è artigiana (la media nazionale è del 41,4%) e, applicando una statistica regionale del settore, oltre l’80% è una micro impresa in quanto si colloca nella categoria “fino a 9 addetti occupati”. Delle 2.356 imprese registrate, 1.957 sono attive. Vuol dire che in 10 anni si sono perse 535 aziende sul calzaturiero, oltre 50 ogni anno. Una dieta dimagrante che è proseguita anche nel primo trimestre 2021 viste che da 1957 le imprese attive sono scese a 1.924. Sono due le considerazioni. La prima è la dipendenza dell’economia fermana (e quindi del benessere e della qualità della vita) dal settore calzaturiero. Se la scarpa non corre, tutta l’economia fermana frena. Un concetto sintetizzato anche dalla presidente della Provincia Moira Canigola che, nel commentare il bando sulla sostenibilità promosso dalla Camera di Commercio, ha detto: «Aiutare il settore della calzatura vuol dire aiutare un territorio anche dal punto di vista sociale».


La dimensione
La seconda è la ridottissima dimensione delle imprese. È vero che un alto numero di aziende certifica il livello di imprenditorialità di un territorio ma, se in passato questa proliferazione imprenditoriale veniva interpretata come un fattore di successo, nel contesto economico attuale va visto come un segno di debolezza, soprattutto se mancano e/o rallentano le imprese leader più grandi capaci di sostenere quelle più piccole in una filiera virtuosa. Per una mini impresa restare sul mercato è sempre più difficile. Non tanto come prodotto (anzi) ma come struttura, organizzazione, risorse. La Camera di Commercio ha anche confermato lo scivolone del Fermano sull’export, dato già evidenziato dalle statistiche di Assocalzaturifici. Dal 2013 (880 milioni di euro il fatturato all’estero), il valore delle esportazioni si è quasi dimezzato nel 2020 (487 milioni). Sono i risultati della crisi russa a cui, l’anno scorso, si è aggiunta la pandemia.

 

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