La sede in Romania è fasulla, frode fiscale da 114 milioni per un noto brand della calzatura: denunciati i due titolari

La sede in Romania è fasulla, frode fiscale da 114 milioni per l'impresa calzaturiera: denunciati i titolari
La sede in Romania è fasulla, frode fiscale da 114 milioni per l'impresa calzaturiera: denunciati i titolari
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Martedì 29 Marzo 2022, 09:03 - Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 08:36

FERMO - I militari della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno hanno denunciato due persone per una mega frode fiscale da 114 milioni di euro nel campo della produzione calzaturiera. I due avrebbero "delocalizzato" l'impresa in Romania per godere di regimi fiscali più vantaggiosi, omettendo per anni di presentare qualsiasi dichiarazione alle autorità italiane. Secondo la Finanza, però, la sede in Romania era fittizia (la cosiddetta "esterovestizione") e la società, un noto brand della calzatura riconducibile ad un nucleo familiare del Fermano, era di fatto amministrata dall'Italia. L'escamotage averebbe premesso di occultare affari per 114 milioni di euro, con l'evasione fiscale di circa 29 milioni.

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La Guardia di Finanza di Ascoli Piceno ha scoperto una frode fiscale internazionale, posta in essere da un noto brand operante nel settore calzaturiero marchigiano, con l'obiettivo primario di diminuire il carico fiscale nazionale sfruttando le legislazioni estere più favorevoli. Costituire un’attività economica in Romania allo scopo di canalizzare i flussi commerciali di un’impresa italiana e quindi sottrarre reddito al fisco, è un sistema adottato in particolare dalle medie compagnie. Il fenomeno della "esterovestizione" societaria nasce dalla prassi, in uso presso numerose realtà imprenditoriali, di collocare una o più società, riconducibili allo stesso soggetto economico, al di fuori del territorio nazionale, con il principale intento di usufruire di forme agevolate di tassazione; la questione, però, diviene fiscalmente rilevante nell'ipotesi, in concreto piuttosto frequente, in cui la ditta costituita all'estero sia, di fatto, amministrata in Italia. “Vento dall’Est” è il nome dell’operazione scaturita da una verifica fiscale eseguita nei confronti di una azienda picena, che ha fatto emergere una complessa ragnatela di società, anche di diritto rumeno, di fatto amministrate e riconducibili ad un nucleo familiare residente in un comune del fermano, che intrattenevano rapporti commerciali tra loro. La società che si occupava del ciclo produttivo della calzatura, mediante l'interposizione di una Fondazione non avente scopo di lucro, era stata simulatamente delocalizzata in Romania al solo fine di sfruttare illecitamente i vantaggi derivanti dal minor costo della mano d'opera e della minore tassazione applicata in quello Stato, in violazione delle vigenti norme nazionali e internazionali in materia fiscale. Grazie a mirate analisi di rischio e all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche per la tracciabilità e il controllo delle transazioni, i finanzieri hanno evidenziato una serie di indizi gravi, precisi e concordanti a comprova del fatto che la società straniera veniva gestita, sotto il profilo contabile, finanziario e decisionale dall'Italia. Infatti, “l’influenza dominante” sull’azienda rumena si è concretizzata con l’assenza di una propria autonoma struttura decisionale, attraverso la redazione di contratti ad hoc con le imprese italiane e flussi finanziari limitati ad alimentare le strette necessità aziendali nonché con una pianificata emissione di fatture, anche allo scopo di "aggiustare" la situazione economico-patrimoniale della società italiana. In definitiva, attraverso dei veri e propri "schermi" giuridici, dall’Italia veniva gestita tutta la fabbricazione e la vendita delle calzature da parte della ditta straniera, motivo per cui i redditi conseguiti dovevano essere sottoposti ad imposta in Italia, stato di “direzione” e non, come è accaduto, in quello di “produzione”. La meticolosa ricostruzione delle operazioni economico-commerciali intercorse tra le imprese coinvolte, ha permesso alle Fiamme Gialle del Gruppo di Ascoli Piceno di constatare un reddito imponibile non dichiarato per oltre 114 milioni di euro ed un'imposta evasa di oltre 29 milioni di euro. 

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