Declinare la transizione digitale significa migliorare la vita di tutti

Lunedì 22 Novembre 2021 di Sauro Longhi
Declinare la transizione digitale significa migliorare la vita di tutti

Potrei commentare i dati Covid, ma nelle pagine precedenti del giornale ne avete già trovati tanti e preoccupanti. Ancora l’unica certezza, l’unica difesa resta il vaccino, la prossima settimana avrò la mia terza somministrazione e anch’io potrò dire che “ricomincio da tre”. Pertanto, in questo editoriale, ritornerò ad analizzare le tante potenzialità offerte dalla transizione digitale, argomento peraltro suggerito dal ritorno dell’emergenza Covid che porta con sé la riscoperta dello smart working. Questa modalità di lavoro che vorrebbe essere completamente cancellata, almeno nella Pubblica Amministrazione, resta forse l’aspetto migliore dei tanti cambiamenti sperimentati durante i periodi di distanziamento forzato. Questa modalità non deve intendersi come il semplice lavorare da casa: fare le stesse cose ma in un posto diverso, ma deve richiedere una profonda trasformazione della organizzazione del lavoro con informazioni che dovranno essere condivise e non trasmesse e con sincronizzazioni delle attività sugli obiettivi da raggiungere. Si avrebbe più tempo per altre attività al di fuori del lavoro, una significativa riduzione di inutili spostamenti con conseguente riduzioni del traffico urbano e del relativo inquinamento ed un sicuro guadagno in termini ambientali. Tutto questo accadrà perché conveniente per tutti, molte aziende private l’hanno avviato durante il lockdown e non sono più tornate indietro. Tanti nostri giovani laureati pur continuando a lavorare con imprese del nord sono tornati a casa. Un esempio di come migliorare la qualità del lavoro e la sostenibilità sociale e ambientale. Anche nel campo della assistenza sanitaria la transizione digitale introdurrà significativi strumenti di supporto ai medici sia per la diagnosi che per la cura. Le prime sperimentazioni di telemedicina lo confermano. Con l’Internet of Things (internet delle cose) tutti i dispositivi anche quelli diagnostici, utilizzati per monitorare lo stato di un paziente, possono essere facilmente connessi a internet e da qui diventare facilmente fruibili dal medico che si trova a distanza. Certo non tutte le azioni di cura possono essere organizzate in questo modo, ma tutte quelle di monitoraggio utili a curare malati cronici sicuramente si. Le urgenze e le complessità devono trovare ancora spazio nelle strutture ospedaliere, ma in queste si potrebbero ridurre i ricoverati con cronicità che potrebbero essere curati a casa o in una struttura periferica di assistenza sanitaria. Questo potenzierebbe la medicina territoriale con un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale che integrerebbero l’assistenza con la cura. Si avrebbe una migliore qualità del servizio sanitario riducendone le differenze esistenti tra le aree densamente abitate e quelle meno ed una maggiore sostenibilità economica dell’intero servizio. Ora i trend demografici del nostro Paese vedono un costante incremento della popolazione anziana con inevitabili innalzamenti dei costi sociali per l’assistenza. Il ruolo che nel passato svolgeva la famiglia generalmente composta da tre generazioni, dovrà essere integrato con reti di assistenza capaci di utilizzare sistemi digitali di comunicazione e interazione. Rimanere nella propria abitazione anche in età avanzata necessita l’inserimento di una serie di dispositivi digitali nella propria casa in grado di monitorare lo stato di chi vi abita con una costante analisi dei dati vitali utili a garantire la necessaria sicurezza. La domotica oltre che garantire un migliore comfort abitativo può offrire, a costi contenuti e prestazioni affidabili, la necessaria assistenza “digitale” in casa per una vita il più possibile indipendente e sicura. La transizione digitale sarà quindi capace di introdurre una maggiore sostenibilità non solo nei sistemi produttivi, come avviene da alcuni anni con industria 4.0, ma soprattutto nei servizi. Non resta da fare che l’ultimo miglio ed avviare le necessarie riforme organizzare nei servizi e nel lavoro, forse la parte più complessa, ma prima lo facciamo e meglio staremo tutti! 

*Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica delle Marche


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