La sosta nel parcheggio a monte di Portonovo

I nuovi deliri di onnipotenza con lo stress delle vacanze

di Rossano Buccioni
4 Minuti di Lettura
Martedì 14 Giugno 2022, 10:35

L’estate dilata le fantasie turistiche di liberazione del sé, ma moltiplica piccoli-grandi impedimenti alla loro concretizzazione quando la massificazione delle costellazioni agire/esperire impone a migliaia di persone di fare le stese cose, nello stesso momento e con le medesime aspettative. Il “darwinismo sociale” che ne deriva prevede l’ovvia determinazione del diritto di Tizio a danno di quello Caio, pronti come siamo a dissimulare la vergogna per la rimozione di qualsiasi empatia nei confronti del soccombente da cui il nostro io sociale ci distanzia, intento a capitalizzare l’attimo fuggente. Il periodo feriale esaspera alcune tendenze legate all’incremento dello stress da traffico veicolare e della conflittualità abitativa - vacanziera e non – specialmente di tipo condominiale. E così leggiamo di immediati accessi alla violenza per motivi legati al parcheggio in aree turistiche di nicchia, con gruppi di vacanzieri che perdono facilmente la pazienza - aggredendo postaggiatori, insultando, ecc. - di fronte al primo serio stop subito dalla loro specifica trance narcisistica. Ci sono oggetti-simbolo dell’attuale egolatria militaresca che trasforma ogni confronto in un agone conflittuale? Uno di questi è il Suv che sta al traffico veicolare come un condominio sta all’abitare: entrambe sembrano “follie normalizzate” di un mercato che non ha più competitors a livello di costruzione sociale della condizione umana. Sulla strada e nella casa si sviluppano logiche autoriferite che assimilano chi vi aderisce in un modo coerente alla “darwinizzazione” di cui sopra. Alla pressione esasperante derivata dal mancato adeguamento tra immagine di sé e dimensione sociale dell’essere, si risponde attingendo al narcisismo diffuso che, divenendo fatto sociale totale, sbilancia le reazioni di frustrazione e pianifica immediate ritorsioni a danno di chi non riduce il mondo alla rassegna delle proprie miopie. La crisi della dimensione relazionale dello spazio pubblico, trova nella violenza stradale ed in quella abitativa due ambiti di elezione privilegiati. Risentono entrambi delle logiche della velocizzazione, determinando sulla strada e nei contesti abitativi una riduzione dell’umano allo stillicidio sommativo di bisogni posti in concorrenza, all’origine di rabbia angosciosa e frustrazioni scatenate futilmente da figure tenacemente determinate a mutare l’altro in spettatore attonito della propria, compiaciuta, mediocrità. Sulla strada, la trasformazione tecnologicamente assistita dello spazio in tempo contingentato, muta l’alterità in ostacolo da superare, in una consuetudine stucchevole con il malcostume e la deriva criminogena. Mancava un tocco d’artista per mutare in una perenne competizione per il diritto di impiego dello spazio il già caotico contesto stradale: il Suv, irresistibile suggestione mercatista capace di tradurre ogni impulso emotivo in oggetto. Di grande successo è anche il condominio, paradossale vendita di spazio ad uso abitativo, impossibile da separare da automatiche forme di sgradito sequestro da parte di arrembanti rivendicatori del medesimo diritto del sequestrato. Mentre l’automobile ha notevolmente mutato il proprio statuto simbolico, la casa lo ha visto regredire alla pura mercatizzazione del diritto al senso del luogo, facendosi espressione della stanca società di massa che esprime la sua “inessenzialità insostituibile”. La naturale tendenza ad appropriarsi degli spazi rende decisiva la fortuita giustapposizione (abitare casualmente sopra o sotto a qualcuno diventa fondamentale). L’illusione economicistica del possesso è sottoposta all’esproprio casuale ad opera del primo sconsiderato, che costringe ad odiare i nostri bisogni perché sostanzialmente coincidenti con i suoi. Appartiene a questo cosmo “ovvio ed ottuso” una figura apicale della “burocrazia omicidiaria” – a là Max Weber - italica: l’amministratore di condominio. Figura ellittica, sospesa tra l’essere ed il nulla, senza nessun potere né capacità/interesse interdittivo o di mitigazione delle intolleranze, impegnato meccanicamente solo a trarre il proprio beneficio dal disinvolto galleggiamento sulla cancrena di opposti forzatamente in coabitazione di fatto che, nella urticante costruzione psico-sociale dell’abitare, possono solo litigare fra loro dovendo incarnare banalmente le spietate assurdità del mercato abitativo. Ma la questione meriterà un commento a parte. Se l’indifferenza regola i rapporti in tanti formicai di cemento, ormai è la gara la logica di ingaggio delle percorrenze stradali (si pensi ai furgoni bianchi perennemente in sorpasso, spasmodici servi del rischio, con l’allucinata rincorsa che li fa sentire per un attimo alla pari della velocizzazione – quella socio strutturale – di per sé impossibile da raggiungere). Sembriamo in balìa di una miriade di infantili fomentatori dell’azzardo che ricercano sulla strada una conferma, indugiando in comportamenti immotivatamente rischiosi, accampando sempre scuse per la fretta, figlia di una frustrazione perennemente in debito con la sorte. Non attraversano spazi pubblici, ma traslano nelle proprie ingenue inconsistenze fatte di incontinenze esibizionistiche ed impetuose coazioni a ripetere. Lo psichiatra Vittorio Lingiardi sosteneva che «la logica del selfie non è mi vedo dunque sono, ma sarò visto dunque sono». La cultura del narcisismo esteso - unita alla intensificazione emozionale di specifiche categorie di oggetti tra cui l’automobile – nel caso del Suv amplifica questa logica che diventa: «Sarò visto, temuto, reverenzialmente tenuto a debita distanza, dunque sarò», nell’agone alimentato dall’attrito tra inconscio sociale e dimensioni della scelta personale. Esagerazioni? Possibile, ma il nuovo ama annunciarsi nei frammenti.

Sociologo della devianza e del mutamento sociale

© RIPRODUZIONE RISERVATA